Spesso indicato come “l’uomo senza presente”, Giulio Paolini è un artista, pittore e scultore concettuale di fama internazionale. Le sue opere trattano principalmente temi classici e alla base delle sue ricerche ci sono artisti come Giorgio De Chirico, Bruno Munari e tanti altri maestri del Novecento.
Quel che più mi affascina di Paolini è la sua completa dedizione all’arte, che lo porta a entrare sulla scena artistica già a partire dai primi anni Sessanta, seguendo il percorso tracciato dal fratello Cesare, architetto, che aveva ideato la famosa poltrona Sacco di Zanotta, costituita daun sacco di vinile trasparente riempito con palline di polistirolo espanso.
Secondo il pensiero di Paolini l’opera esiste ancor prima dell’artista, che ha solo il compito di renderla visibile. Lo spettatore, a sua volta, deve guardarla in modo creativo, partecipando attivamente all’opera in cerca di un suo significato. La poetica di Giulio Paolini è una continua e costante riflessione sulla necessità dell’arte, sulla sua dimensione nel tempo, che l’artista indaga attraverso la fotografia, il collage, il calco in gesso e il disegno.
Michael Biasi
«Tutto quello che possiamo fare è guardare, senza la pretesa di conoscere, perché quello che conosciamo è limitato». Giulio Paolini
Nel cuore di Verona, presso la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti nel Palazzo della Ragione, è in corso la mostra Giulio Paolini. Et in Arcadia ego. Con un allestimento concepito appositamente per gli spazi della Galleria, questa esposizione presenta uno dei maestri più noti dell’arte concettuale: Giulio Paolini. Nato a Genova nel 1940, questo artista ha dedicato l’intera vita all’arte, costruendo un proprio linguaggio espressivo che rende i suoi lavori unici e immediatamente riconoscibili.

La mostra veronese ci introduce nel mondo di Paolini attraverso un racconto visivo che alterna opere della collezione GAM a lavori inediti disposti nello spazio in modo scenografico, non seguendo i canoni tradizionali che solitamente prediligono la centralità dell’oggetto.
La ricerca artistica di Paolini si è da sempre soffermata su temi come la copia e l’originale, la mimesis, la prospettiva. Si tratta di riflessioni che l’artista fa non per avvicinarsi all’antico ma per sottolinearne la lontananza e coglierne così la distanza rispetto ai tempi moderni.
Il titolo della mostra, Et in Arcadia ego, riprende una frase comparsa per la prima volta nel Seicento in un dipinto del Guercino e in un altro di Nicolas Poussin. In entrambi i casi allude metaforicamente al Memento mori, un invito a ricordare la brevità della vita e l’onnipresenza della morte che, come recita la celebre locuzione, esiste anche in Arcadia, la regione della Grecia trasfigurata in un mondo ideale.
Et in Arcadia ego è anche il titolo di un’opera dove troviamo Paolini stesso che osserva il tuffatore dell’affresco di Paestum mentre si lancia verso l’infinito, nell’ignoto.

L’intera narrazione della mostra ha come fulcro la Riapparizione della Vergine, opera di Giulio Paolini di proprietà della GAM che, in questa occasione, “cresce su se stessa”. Lavoro datato 1995-1996, si compone di due elementi che si trovano tra il suolo e il soffitto. A mezz’aria, infatti, pende la custodia aperta di un violoncello mentre sul pavimento è collocato un ingrandimento fotografico di La Sainte Vierge di Francis Picabia. La composizione allude a una rivelazione potenziale, a un’apparizione sublime, generate dall’assenza che è capace di conferire forza all’opera con l’emergere dell’immagine tra l’inchiostro e il suono che proviene dal contenitore dello strumento. Tutt’intorno frammenti di riproduzioni di opere d’arte di tutte le epoche sono sparsi per terra, «a suggerire» racconta Paolini, «l’orizzonte sterminato di cui si nutre l’immaginazione».

Il lavoro di Paolini, che ruota intorno alla correlazione tra spazio, opera e fruitore, è il risultato della prima collaborazione tra Galleria d’Arte Moderna Achille Forti e il Progetto Habitat, che riprende e approfondisce il concetto di opera ambientale. Questa tipologia di installazioni matura in Italia grazie a Lucio Fontana, che a partire dalla fine degli anni Quaranta conduce un’operazione rivoluzionaria che vedrà maggior fortuna in Italia negli anni Sessanta, con la creazione dei cosiddetti “Ambienti”, sperimentazioni che hanno interessato molti artisti del tempo.
Queste opere non devono semplicemente essere viste ma fruite dal visitatore che, immergendosi nello stesso spazio plasmato dall’artista, diviene al contempo attore e osservatore.
Giulio Paolini. Et in Arcadia ego
A cura di Patrizia Nuzzo e Stefano Raimondi
Galleria d’Arte Moderna Achille Forti – Cortile Mercato Vecchio – Verona
dal 15 Ottobre 2023 al 3 Marzo 2024
Marta Previti
