martedì, Maggio 17, 2022
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    Giulia Arena

    Orgogliosamente siciliana, conduttrice e attrice di fama nazionale, amante della natura, dall’animo sensibile… Giulia Arena ci racconta come nella sua vita sia riuscita a superare le sue “colonne d’ercole” continuando a mettersi in gioco con tutta se stessa.

    Nata a Pisa, cresciuta a Messina… immagino tu ti senta sicula. Che rapporto hai con le tue origini e con la tua famiglia?

    È proprio così: quando mi si chiede delle mie origini mi piace sempre definirmi di Sangue Siculo, sia per provenienza che per crescita personale e per il mio modo di vedere il mondo. Per questo con le mie origini isolane ho un cordone ombelicale che mi accompagna sempre, e di cui non ti nascondo di andar molto fiera. Chiaramente la mia famiglia è “il” tassello fondamentale di questo percorso e non posso che essere infinitamente grata per questo!

    Nel 2013 approdi al concorso Miss Italia con la fascia di “Miss Cinema Planter’s Sicilia” e vinci la prima edizione svoltasi a Jesolo e non più nella storica sede di Salsomaggiore Terme…

    È stato un anno che mi ha profondamente segnato (già ai tempi sostenevo fosse un anno che di esperienza ne valesse dieci e con il senno del poi è stato così); arrivo a Miss Italia davvero per gioco, nello stesso periodo in cui inizio il mio percorso universitario e con un progetto di vita ben lontano dalla carriera che poi ho avuto. Tutto è stato inaspettato, imprevisto, in un anno già ricco di cambiamenti per il concorso.

    E così, quell’imprevisto è diventato il mio giro di boa per esperienze e percorsi che mai avrei immaginato!

    Solo 3 anni dopo conduci le anteprime delle semifinali e sei inviata nel backstage della finale di Miss Italia: come è stato trovarsi “dall’altra parte”?

    È stata un’esperienza estremamente intensa: avevo vissuto da concorrente quei giorni con grandissima leggerezza. Forse proprio perché i miei progetti di vita non comprendevano quel percorso, ho avuto la fortuna di affrontare quei momenti con la spensieratezza di chi sta facendo “un’esperienza”. Pochi anni dopo, trovandomi dall’altra parte e con la consapevolezza del terremoto che quei momenti avevano portato nella mia vita, ho vissuto quella conduzione con emozioni amplificate, come dentro un megafono di circostanze e sensazioni di cui non mi ero resa conto la prima volta.

    Tra le tue esperienze come conduttrice c’è qualche programma culinario: come te la cavi in cucina?

    Credo di essere una Buona Forchetta più che una Buona Cuoca! A casa, lo ammetto col sorriso, è il mio compagno a cucinare ed io a rubare ingredienti durante la preparazione, un po’ come accadeva durante le registrazioni del mio programma!

    Sei una bellissima ragazza dal cuore grande: ci racconti della tua collaborazione con Airc?

    Airc è uno dei tasselli della mia vita di cui vado più fiera. È arrivata in un periodo particolare della mia vita, poco dopo il percorso di malattia (e guarigione) di una persona cara. Anche per questo ho vissuto l’inizio di questo percorso insieme ad Airc con un coinvolgimento ed un senso del dovere estremamente forte. Ad oggi continuo a credere che ciò che io riesco ad offrire alla realtà di Airc sia poca cosa rispetto a ciò che loro fanno ogni giorno. In fondo, penso che l’essere un personaggio pubblico ed avere una risonanza mediatica trovi senso solo nel momento in cui ci si rende portavoce di messaggi come questo.

    A proposito di sensibilità: l’estate scorsa hai salvato un falco che era in difficoltà e vediamo nei tuoi profili social molte immagini di te immersa in splendidi paesaggi e in compagnia di simpatici animali. Che rapporto hai con la Natura?

    È un rapporto di Simbiosi. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha insegnato a vivere in mezzo alla natura fin dai primi anni di vita: a sentirla, ad osservare, ad averne rispetto e a farne parte. Nonostante la “vita cittadina” di oggi, questo è un aspetto imprescindibile per me, sempre. E sì, capita spesso che mi trovi davanti a situazioni di animali in difficoltà e, esattamente come quando ero bambina, lascio che la mia parte istintiva faccia il resto. Il falco in mare lo scorso anno, una cucciolata di gattini, un cucciolo di cane ed un pipistrello di due settimane l’anno prima, e potrei continuare l’elenco… per me sono cose normali, un aiuto a chi chiede aiuto, e vorrei far passare questo messaggio anche e soprattutto a chi, per via del mio lavoro, segue anche la mia vita privata.

    Le fotografie ci svelano anche i tuoi tatuaggi; ce li descrivi?

    Ho sempre pensato che il vero significato di un tatuaggio, quello più intimo, rimanga un segreto con noi stessi. Però ogni mio tatuaggio racconta di me, del mio desiderio di scoperta e di andare “oltre le colonne d’Ercole” con la citazione di Ulisse (XXVI canto dell’Inferno Dantesco); il sogno di allargare i propri confini e tornare da ogni viaggio con occhi nuovi, con il planisfero; e forse quello a cui tengo di più, appena dietro la nuca, il Mio Mare: disegnato da me, nell’unico punto del mio corpo che non posso vedere, ma che so essere presente, sempre. Esattamente come i due piccoli gabbiani (me e mio fratello) che volano appena sopra.

    Qualche anno fa entri a far parte della longeva soap “Il Paradiso delle Signore”: Ludovica assomiglia a Giulia?

    Ludovica è sempre stata agli antipodi di Giulia e questo forse è stato il fattore più interessante per me nell’accettare questo ruolo. Con il tempo, forse, si è creato un legame sempre più stretto con questo personaggio e mi piace pensare di aver trovato un rapporto intimo e sincero come fosse un’amica, una confidente, che a volte fa cose che non condivido ma che in altre ha qualcosa da insegnarmi.

    E Giulia cosa pensa del complicato amore tra Ludovica e Marcello? I sentimenti possono oltrepassare le barriere sociali?

    Credo che ogni amore sia complicato a modo suo. Negli anni ’60 oltre alle complicazioni caratteriali, relazionali, con cui siamo abituati a scontrarci, ci sono quelle sociali, dettate dal sangue e dal cognome. Però mi piace convincermi del fatto che l’amore puro, alla fine, sia sopra ogni cosa.

    Ti troviamo poi in un ambito più contemporaneo nella serie “Bella da morire” dove si affrontano temi decisamente diversi: che esperienza è stata?

    Gioia, questo il nome del mio ruolo, è stata una delle esperienze più intense della mia vita non soltanto professionale. Mi son trovata a raccontare uno spaccato di violenza quanto mai realistica e, purtroppo, molto meno rara di ciò che si crede, su una ragazza della mia età, con un vissuto per alcuni aspetti simile. Oltre ad essere stato un progetto meraviglioso, fatto di grandi soddisfazioni, è stato un pugno nello stomaco di una verità che ho avuto la fortuna di non vivere ma di cui, con Gioia, mi sono resa inconsapevolmente portavoce.

    Quale ruolo senti più nelle tue corde: conduttrice o attrice? E quale ti ha dato più soddisfazione?

    Devo essere sincera, quando mi hanno proposto di fare un provino per il “Paradiso” la mia risposta fu: “Mai e poi mai”.

    Conducevo già da qualche anno, e quello era il mio pane quotidiano e la mia sicurezza. La Recitazione per me è sempre stata un mondo completamente a sè, in cui le esigenze lavorative scavano nel privato, in cui ci si mette a nudo. Ero convinta di non essere portata per questo percorso e per diverso tempo ho messo un muro su qualsiasi prospettiva di questo genere. Poi, quasi per sfida personale, ho scelto di mettermi in gioco e così, quasi frutto delle mie resistenze, è iniziata una carriera assolutamente non prevista. Ad oggi credo che la Conduzione rimanga la mia Comfort Zone, il luogo in cui più mi sento a mio agio e in cui mi piace spaziare come “Giulia”, ma la recitazione tira fuori aspetti di me sempre nuovi. È una continua ricerca di equilibrio e di perdita di equilibrio. Un perenne “cambiare vita” che, nel farmi sentire scomoda, mi piace moltissimo.

    Ti stai dedicando a qualche progetto nuovo in questo periodo? Puoi svelarci qualche anticipazione?

    Oltre a prepararmi per la prossima stagione del “Paradiso”, quest’anno ho scelto di lanciarmi a capofitto in un progetto tutto mio: la mia prima vera esperienza imprenditoriale ma, soprattutto, una realtà che ho immaginato, disegnato, selezionato in ogni suo più piccolo aspetto, che racconta di me, della mia storia, della mia Isola, dei miei colori, di Giulia.

    Quale sogno nel cassetto non hai ancora realizzato?

    Sono una persona che sogna continuamente. Mi creo sempre nuove prospettive, nuove possibili strade, per cui è difficile trovarne uno soltanto. Ma sicuramente nel cassetto c’è il profondo desiderio di vivere gli anni a venire con quante più opportunità possibili, diverse e magari impreviste, ma con l’entusiasmo e l’adrenalina che fino ad ora mi hanno fatta crescere!

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