lunedì, Settembre 14, 2026

Francesco Di Franco

Avvocato. Tra diritto, impresa e finanza.

«Il nostro ruolo è quello di fare da ponte tra il diritto e il tessuto sociale, spiegando le questioni giuridiche in modo chiaro e limitando l’uso di tecnicismi».

Esercitare oggi la professione forense significa muoversi in uno scenario sempre più complesso. Cosa rappresenta per lei questo lavoro?

Questo lavoro per me rappresenta, innanzitutto, una grandissima passione. È un modo per avere un punto di vista privilegiato sul territorio, non solo locale, ma anche oltre i confini del Veneto, dato che molti dei miei clienti operano fuori regione. Mi occupo infatti prevalentemente di diritto d’impresa, diritto societario, bancario e dell’intermediazione finanziaria. Inoltre, ricopro il ruolo di presidente di diversi Organismi di Vigilanza ai sensi del d.lgs. 231/2001 per aziende strutturate.

Qual è il valore aggiunto del suo studio legale e qual è la richiesta tipo di un suo cliente?

Il valore aggiunto del mio studio è sicuramente la struttura snella e altamente settoriale. Siamo estremamente specializzati nelle materie che trattiamo. I nostri clienti sono per lo più imprenditori del Nord-Est con cui collaboriamo da molti anni. Ci chiedono risposte rapide e soluzioni ottimizzate per le esigenze della loro impresa.

Nel contesto moderno in cui viviamo, quanto incide la digitalizzazione nel suo lavoro?

Ha un impatto determinante, anzi, fondamentale. La digitalizzazione è il futuro. Riduce i tempi di svolgimento delle attività e fornisce strumenti efficaci di raccordo tra l’impresa e noi avvocati. È un ambito in cui credo fermamente e sul quale investiamo con convinzione.

Quanto conta la fiducia nel rapporto tra lei e i suoi clienti?

Conta al cento per cento. È fondamentale. Quando dialogo con un amministratore delegato o con un direttore generale, la fiducia è l’elemento imprescindibile su cui si fonda ogni collaborazione.

Qual è il primo passo quando una persona si rivolge a lei?

Il primo passo lo compio io: chiedo al cliente di raccontarmi la sua storia imprenditoriale, prima ancora di analizzare il problema specifico. In questo modo posso comprendere la tipologia di persona che ho davanti, le sue dinamiche aziendali e le possibili criticità presenti e future. Solo successivamente entriamo nel merito della questione. Ogni imprenditore ha una storia e conoscerla consente di impostare il lavoro nel modo migliore, a beneficio di entrambi.

Si rivolgono a lei soprattutto per nuovi investimenti o anche per eventuali contenziosi?

Anche per la gestione dei contenziosi, certamente.

Relativamente a questi, molti vedono l’avvocato come colui che “fa vincere le cause”. È davvero così?

Noi dobbiamo avere la professionalità e l’onestà intellettuale di non illudere mai i clienti. Anche nell’ambito del contenzioso è necessario fornire un’informazione completa, indicando con chiarezza quale sia la soluzione migliore, anche quando l’assistito ha torto. Questo passaggio può sembrare scomodo, ma viene ripagato in termini di fiducia e tutela dell’interesse del cliente.

Come è cambiata la professione negli anni?

È cambiata moltissimo. Ho 58 anni e, agli inizi della mia carriera, quella dell’avvocato era considerata una professione d’élite: eravamo pochi professionisti e non esisteva, ad esempio, il processo civile telematico. Si trascorrevano intere giornate in tribunale. Oggi il mestiere dell’avvocato si è trasformato radicalmente, sia dal punto di vista organizzativo sia per le competenze richieste.

Che suggerimento darebbe a un giovane che desidera intraprendere questa carriera?

Suggerisco di puntare sui settori nuovi e innovativi. Oggi è impensabile svolgere la professione occupandosi esclusivamente di contenzioso, come accadeva trent’anni fa. Esistono ambiti emergenti e molto importanti, come il diritto applicato alle tecnologie, alle app e all’informatica. I giovani devono specializzarsi e guardare al futuro.

Il diritto è spesso percepito come complesso e distante. Come si può renderlo più comprensibile?

Il nostro ruolo è proprio quello di fare da ponte tra il diritto e il tessuto sociale. Dobbiamo spiegare le questioni giuridiche in modo chiaro, quasi elementare, utilizzando esempi semplici e limitando l’uso di tecnicismi.

Qual è il momento più difficile del suo lavoro?

La solitudine. La mia è una professione individualista: talvolta siamo chiamati a prendere decisioni in autonomia, per poi condividerle con il cliente. È una responsabilità importante.

Come gestisce lo stress e la tensione legati a questa responsabilità?

Lavoro a Padova, ma sono originario di Cortina d’Ampezzo. Durante l’inverno il mio rifugio è la montagna; d’estate, invece, amo trascorrere del tempo a Chioggia, una città che apprezzo moltissimo. Questi luoghi mi aiutano a ritrovare equilibrio e lucidità.

Un consiglio per affrontare il prossimo referendum su un tema così delicato per il sistema giudiziario?

Invito tutti ad approfondire la questione senza condizionamenti, informandosi attraverso fonti diverse e maturando un convincimento personale e consapevole.

Infine, cos’è per lei il successo professionale?

Mantenere i clienti per molti anni e continuare a meritare la loro fiducia. È questo, per me, il vero successo professionale.

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