«Con Diversa racconto me stessa»
Francesca Alotta è un’artista unica nel suo genere e che di strada ne ha fatta tanta. Una lunga gavetta e un lungo percorso che l’ha portata a calcare alcuni dei palchi italiani più importanti e prestigiosi. Artista, ma anche donna capace di rialzarsi più di una volta e di trovare una forza incredibile anche nelle difficoltà.

Dal 10 Maggio è disponibile Diversa, un progetto che rappresenta appieno la sua anima. Diversa non è solo un album, ma un racconto di anni di carriera, dove possiamo ritrovare temi importanti e le pagine di una vita messe in musica. Così, Francesca Alotta non si è mai fermata, ma al contrario, ha cercato di ritrovarsi per ottenere la sua libertà.
Ciao Francesca, è un onore averti tra le nostre pagine. La tua fama ti precede, da giovane talentuosa sei stata apprezzata sempre di più, un successo dopo l’altro a partire dalla vittoria al 42° Festival di Sanremo. Oggi hai trasformato te stessa mantenendo la tua preziosa natura. Raccontaci questo percorso e quello che hai voluto trasmettere con il nuovo album Diversa.
Con questo album ho voluto trasmettere forza alle persone che vivono un momento non facile. Dopo una brutta malattia, ho imparato ad avere più forza, più coraggio e più grinta. Questo album è un lavoro a tutto tondo, lungo e difficile, ma ci tenevo a raccontare il mio vissuto e la mia anima e spero di esserci riuscita. Diversa mi rappresenta totalmente, ogni brano è un pezzo di me.


Nel tuo lungo percorso artistico hai intrecciato legami importanti, sia sul palco che “dietro le quinte”. Quali sono le persone speciali che porti nel cuore?
Partirei da Mario Ragni e Pupo, che sono stati tra i primi a credere in me. Ovviamente Giancarlo Bigazzi, che non potrò mai dimenticare. Mia Martini è un altro legame importante della mia vita, come lo è Aleandro Baldi. Vince Tempera e Massimo Luca, che hanno prodotto i primi due album. Tutti personaggi fondamentali, ma forse, quello che ringrazierò per sempre, è proprio mio papà, Filippo Alotta. Un grande tenore e un maestro di vita.
«Avanti a pugni chiusi senza aver paura mai». La tua musica racconta della vita e questa canzone ci ricorda come vincere la malattia o qualsiasi importante avversità, non dipenda tanto dalla guarigione in sé, piuttosto dall’atteggiamento con cui la si affronta. Come si trova la forza per vincere? Quali sono i valori importanti in cui credere?
L’atteggiamento è quello di isolarsi per guarire dalle proprie ferite, ma poi è essenziale cercare l’aiuto negli affetti più cari. L’amicizia, la famiglia, l’amore per la natura e per noi stessi, questi sono i valori a cui dobbiamo aggrapparci.
Attraverso le canzoni trasmetti i tuoi valori. Crei un’intesa con il pubblico, come se con loro portassi avanti un grande pensiero condiviso. Quali sono i temi a te più cari?

Ho avuto la fortuna di avere per cinque mesi tre fan che sono diventate prima amiche e poi sorelle. Senza di loro, il loro amore e la loro presenza, probabilmente non sarebbe stato facile per me. Ci tengo a ricordarlo, perché nella vita bisogna sempre affrontare le difficoltà con l’amore. Quando dai amore, l’amore torna sempre.
Non perdi mai occasione di trasmettere il profondo legame con tuo padre e la tua famiglia. C’è un’esperienza in particolare che desideri condividere?
Mio padre era tutto per me! Mi ha insegnato l’amore, l’umiltà, il rispetto e che non si smette mai di imparare, perché ogni esperienza può essere utile per il futuro.
… E la tua passione per il calcio? Abbiamo scoperto che hai giocato in serie C.
Da piccola non giocavo con le bambole, ma facevo un po’ le cose da maschiaccio e mamma non riusciva a bloccare il mio essere così esuberante. Così ho scritto Vastasa, e l’ho dedicata a lei e al fatto che io volevo essere semplicemente me stessa. Ho giocato in serie C e per un po’ ho vissuto questa passione; passione tuttavia terminata quando ci fu la strage in Belgio, perché pensai che non si potesse morire per il calcio.
[NdR ~ Si riferisce alla strage dell’Heysel, avvenuta il 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles, poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Una tragedia indelebile nella memoria del calcio.]

Guardandoti indietro, c’è qualcosa che cambieresti del tuo passato?
Stare più tempo con mio papà! Sono andata via giovanissima da casa e non mi sono goduta appieno la sua presenza. Poi, quando ho scoperto che stava male, mi sono trasferita nuovamente per stare vicina a lui. Però, mi è mancato il tempo con lui e se tornassi indietro, cambierei questo.
Hai realizzato tanti obiettivi personali e siamo certi tu ne abbia in serbo tanti altri. Quali vorresti abbracciare nel tuo futuro?
Uno spettacolo teatrale dedicato a Mia Martini. Di lei ricordo tanti momenti, anche perché, c’è stato un periodo dove ci siamo frequentate. Avevamo lo stesso produttore e lo stesso manager e quindi stavamo spesso insieme. Ho visto quanto male ha dovuto subire per quelle dicerie e quelle malelingue. Non mi dimenticherò mai del suo affetto e per questo voglio ricordare Mia Martini per quello che era, una grande donna e una grande artista.
Ci piacerebbe concludere con un pensiero, un’idea, una sensazione da lasciare ai nostri lettori.
Vorrei che la gente smettesse di parlar male degli altri, vorrei che ci fosse un po’ più di amore nel mondo. Mi piacerebbe svanisse la vigliaccheria di alcuni che si nascondono dietro i social. Non si rendono conto del male che fanno.
