Implicazioni della Personificazione
L’attrazione per personaggi di fantasia, definita come fictiofilia, è un fenomeno sociale che sta prendendo sempre più piede, al punto di vedere persone che si “sposano” con personaggi fittizi. La maggior evidenza di questo fenomeno è stata rilevata in Giappone, dove nel 2022 è apparso un articolo che raccontava la storia del signor Kondo, che finalmente era convolato a nozze con la sua bambola di peluche, dopo una relazione decennale che l’aveva fatto riemergere da uno stato depressivo. Il signor Kondo sostiene di aver trovato conforto, ispirazione e amore; dichiara che insieme condividono momenti di convivialità e fughe d’amore, e che guardano film abbracciati sul divano. Consapevole che questa narrazione possa sembrare bizzarra ai lettori, il signor Kondo sostiene di sapere che la sua Miku non sia reale, ma che i sentimenti per lei invece lo siano.
Ma quanti Sig. Kondo ci sono? E a noi è mai successo di sentirci un po’ come il Sig. Kondo?
Può accadere, in alcune fasi di vita — magari proprio alla fine di una relazione o se si è stati sottoposti a un fenomeno di ghosting1 —, che si abbia paura di investire in una relazione reale, pur sentendo la necessità di condividere la propria vita con qualcuno.
Gli elementi da considerare come alert, dal mio punto di vista, sono due: la necessità e la paura. La necessità può essere una condizione prodromica2 di una situazione rischiosa, in quanto ci porta ad avere uno sguardo offuscato sull’appagamento di un bisogno, piuttosto che uno sguardo senza ombre verso l’altro (con interesse autentico a conoscere chi sia davvero nel profondo).
Costruire relazioni quando si è in uno stato di necessità può portarci a vedere l’altro come qualcuno che riempie un vuoto o uno spazio nella nostra vita, invece di favorire una costruzione spontanea di una relazione. Più che compiere una scelta, siamo “guidati” dall’inganno di un bisogno — e questo può diventare un elemento prodromico di relazioni di dipendenza affettiva. Sappiamo anche che spesso la necessità va di pari passo con l’urgenza: quando c’è questo dualismo, il rischio di andare incontro a relazioni fallimentari è abbastanza alto. Come compensazione, alcune persone in attesa di una persona reale scelgono un oggetto transizionale (come la bambola plastificata) o creano relazioni con personaggi di fantasia. Questa modalità, se vissuta con consapevolezza, può rappresentare una forma di compensazione al vuoto emotivo che non riescono a sostenere.
Altro elemento che può portare a relazioni con oggetti transizionali può essere rappresentato dalla paura, come se investire su una persona reale sia troppo rischioso o troppo difficile. La leva di attivazione è quindi l’evitamento di fronte a una condizione che potrebbe creare un confronto con l’altro e che potrebbe dare riscontro con un dialogo, situazioni vissute come stressogene.
Avere una relazione con un oggetto o con un personaggio fittizio permette a chi opera questa modalità di sperimentare altre due condizioni, spesso difficili da tollerare: il timore dell’abbandono e la piena disponibilità dell’altro. Scegliere di stare in una relazione con un oggetto permette di placare il timore abbandonico che si può vivere in un rapporto, dettato dal fatto che l’altro in questione non ha possibilità d’azione e di scelta. Inoltre, avere il partner costantemente a disposizione, appaga l’insicurezza e fa sentire unici e speciali. In questo, ciò che viene riattivato spesso è un rapporto regressivo; il funzionamento egocentrico che si genera è quello che troviamo nei bambini che, per la loro fase evolutiva, non contemplano i bisogni degli altri (cosa che dovrebbe essere sviluppata negli adulti, ma non sempre a quanto pare).
Alcune distinzioni nel mondo Fiction
Nel mondo della fictiofilia esistono delle differenze legate alla finalità della relazione. Se orientata a relazioni sessuali ed erotiche si definisce fictiosessualità; se invece è di natura romantica e non c’è desiderio sessuale, si definisce fictioromance.
Gli oggetti del desiderio possono spaziare dai personaggi dei cartoni animati, ai personaggi di libri, fumetti e manga, ma devono in ogni caso avere queste caratteristiche:
- Sono personaggi di finzione fantastica.
- Seppur una relazione con loro non sia possibile, devono poter interagire con l’interlocutore, quindi devono poter generare “scambi relazionali” (e spesso questo avviene attraverso l’intelligenza artificiale).
- Rappresentano una base “sicura”, in quanto sono obiettivi di attaccamenti intensi.
- Non hanno difetti, e promuovono l’illusione della perfezione e del successo.
- Sono oggetti “sicuri” perché evitano tutte le cause potenziali di sofferenza per l’essere umano: non muoiono, non tradiscono, non lasciano e non si ammalano.
Chiaramente il confine in questi fenomeni è molto labile e seppur l’Oms non categorizza la fictiofilia come disturbo mentale, in quanto la persona che agisce tale scelta è consapevole della natura paradossale del legame, ed è consapevole quindi della distinzione tra realtà e fantasia, in alcune persone questo confine potrebbe sfociare in quadri psicopatologici psicotici.
Credo sia importante riflettere su come la natura umana a volte fronteggi le esperienze attraverso il paradossale utilizzo di essere inanimati per compensare, invece, qualcosa che è animato: la vita stessa!
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Ghosting1: interruzione brusca di ogni comunicazione con una persona in ambito sentimentale, amicale o professionale, senza fornire alcuna spiegazione, rendendosi di fatto irreperibili.
Condizione prodromica2: Segnali o manifestazioni iniziali che preannunciano uno sviluppo successivo.
