sabato, Settembre 5, 2026

Federico Morisio

[Si legge in 9 min. 45 sec.]

Federico Morisio sfida i “limiti” geografici della sua città natale, Torino, e afferra il sogno di essere un professionista del Windsurf. Fin da bambino abbraccia l’amore per il mare, l’amore per la sfida, e insegue ogni suo obiettivo con la determinazione ardita di chi ama incondizionatamente ciò che fa. Campione italiano di Wave Windsurf, atleta internazionale, ogni gara si cimenta contro gli atleti più forti del mondo e lotta con ogni atomo in corpo per far emergere la versione migliore di sé.

Lì nell’oceano, solo con la sua mente, è pronto a creare il suo momento. Cosicché l’onda e il vento non siano lì per caso, ma ci siano, esattamente così come sono, per dare vita a un frammento in più del suo sogno.

Benvenuto Federico, grazie per essere con noi. Un breve sguardo al passato. Ci racconti come è stato il tuo primo incontro con il windsurf? Cosa ti ha colpito, cosa ti ha trascinato in questo mondo così distante dalla tua città natale?
Un saluto a tutti i lettori di VPOCKET, e grazie per questa opportunità. 
Allora, ho imparato il windsurf all’età di 8 anni, grazie a mio padre. Dalle prime esperienze in acqua non ricordo fosse uno sport particolarmente difficile da imparare. Certo, da bambino perdevo la pazienza molto velocemente, ma allo stesso tempo già emergevano quelle sensazioni incredibili di libertà, adrenalina e divertimento. 

All’inizio, essendo di Torino, la mia unica occasione per fare windsurf era durante le vacanze estive, quando con la famiglia partivamo per qualche posto in Italia, in Europa, a volte anche in giro per il mondo, ovunque si potesse praticare questo sport con consistenza. Erano settimane speciali, e tutt’ora ricordo la gioia che mi dava il miglioramento ottenuto ogni fine estate. Imparare e migliorare era la mia grande sfida.

Parlando dei primi tempi, mentre imparavi, mentre cercavi tecnica, sensazioni, equilibri, c’è stato un momento in cui hai sentito per istinto che la tua strada era in mare e il windsurf il mezzo per tracciarla?

Sin da piccolo ho amato ogni tipo di sport e ho praticato davvero di tutto.
Però amavo anche il mare, amavo viaggiare, per cui il windsurf era speciale. Mi permetteva di avere incontri con culture diverse, sperimentare lingue diverse; era il punto d’incontro di tante mie passioni. Ma è stato solo quando sono cresciuto, verso i quindici anni, che ho iniziato a sentire qualcosa dentro, il crescere di un sogno: diventare un atleta professionista.

Ero bravo in tutti gli sport che praticavo, ma ancora non avevo la maturità di dire a mamma e papà “questo è lo sport che voglio fare”; e i miei genitori non mi hanno mai spinto verso l’una o l’altra direzione.

Poi a 19 anni, finita la maturità, ho ricevuto in regalo un viaggio a Maui, alle Hawaii. Da solo, dall’altra parte del mondo, ho conosciuto i miei idoli, ho vissuto per la prima volta l’esperienza di Ho’okipa, una spiaggia leggendaria. Ecco, il vero clic c’è stato in quel viaggio. Lì, ho sentito che c’era l’opportunità per afferrare il mio sogno e che il modo per farlo era il windsurf.
Fino a qualche anno prima sembrava una pazzia, eppure quel viaggio alle Hawaii ha risvegliato il fuoco dentro di me e mi ha convinto, mi ha motivato, mi ha spinto a credere a quel sogno e a buttarmi.

E oggi cosa ti motiva? Cosa ti spinge a buttarti in acqua?

Il sentire queste sensazioni di adrenalina, di libertà e divertimento che per me non sono comparabili a nessun’altra attività. Quando si è là fuori, nell’oceano, quasi senza limiti, quasi senza regole, è una situazione incredibile. Cercare di giocare con la natura e di leggerne le condizioni, sapere dove sarà il vento, dove saranno le onde migliori. Cercare la situazione ideale e poi trovarla e godersela, magari con qualche amico. È tutto pazzesco. 

Il mio è uno sport che ti mette tanto alla prova. A ogni conquista nel windsurf sento una grande spinta in termini di autostima e motivazione, perché mi fa sentire come se tutto fosse raggiungibile: se ce l’ho fatta lì, allora posso farcela in qualunque altro ambito della vita. 

Hai un posto speciale, un luogo in particolare che ti mette in contatto con le corde profonde del tuo animo?

Ho avuto la fortuna di conoscere molti posti speciali nella mia vita, e le Hawaii sono uno di questi perché mi hanno sbloccato. Anzi, direi che Maui è stato l’inizio della mia nuova vita. Io la chiamo “seconda vita”, a partire dai 19 anni, in cui ho deciso di inseguire il mio sogno di essere un atleta professionista di windsurf.

Poi quando nel 2017 ho scoperto il Cile, ci ho lasciato un pezzo di cuore, ed è ben presto diventata la mia base principale. Ci passo diversi mesi, da Novembre fino a Marzo/Aprile. Sono qui proprio ora, a Matanzas, che si trova a due ore e mezzo da Santiago (la capitale); un posto stupendo che ha condizioni di livello internazionale, dove mi posso allenare quasi tutti i giorni. Ed è anche un posto dove ho una grande comunità di amici, surfisti e appassionati di mare con cui posso condividere bellissimi momenti. 

Negli ultimi anni poi, qui in Cile hanno organizzato una gara di Coppa del Mondo del massimo livello. Per cui sì, sembra che tutto si sia unito per rendere questo posto veramente importante per me; il mio posto speciale.

Lo sport è preparazione fisica, ma richiede anche una grande concentrazione mentale. Durante una gara come mantieni la mente libera da tutto ciò che non serve?

Nelle gare internazionali, quando il livello è così alto, quando siamo tutti molto bravi tecnicamente,  la concentrazione mentale può davvero permettere di fare un salto in avanti. Io ho imparato una pratica di meditazione tramite un libro che ho letto qualche anno fa, che mi aiuta a ricordare chi sono, cosa voglio ottenere e che tipo di persona voglio essere. 

Questa pratica mi sostiene nei momenti di difficoltà, un po’ come fosse una bussola che mi indica dove voglio andare e come devo comportarmi per arrivarci. Insieme alla respirazione è ciò che mi permette di liberare la mente dai pensieri e di rimanere nel presente, che alla fine è la cosa più importante durante una gara. È il concetto “stay in the zone”: stai nel momento, semplicemente ti affidi alle tue capacità, all’allenamento fatto e vai con il flow [NdR ~ flusso]. Lasci che siano le tue capacità a occuparsi delle sfide poste dalla gara. Poi certo, essere positivo e credere in me stesso, sono elementi che non possono mancare in qualsiasi prova della vita.

Gli sportivi sanno quanto sia importante dare il giusto valore a ogni errore e a ogni sconfitta. Ma non è sempre facile: come si impara davvero a trasformare una sconfitta in crescita? 

Per me è fondamentale trovare un insegnamento da ogni sconfitta. Il motivo per cui faccio windsurf, ma soprattutto il motivo per cui faccio le gare, è per mettermi in gioco con i migliori al mondo, per uscire dalla mia zona di comfort e diventare una versione migliore di me.

E in questo le sconfitte sono molto utili. L’ho capito quando ho iniziato a gareggiare, a 19 anni. Ogni sconfitta portava con sé tanto valore, ed era quindi mio compito riconoscerne l’insegnamento e cercare di reagire per spingermi oltre. Nel windsurf, uno sport con tante variabili, è facile dire che dipende dal vento, dalle onde, dalla corrente o dalla temperatura, dai giudici o dagli avversari. Ma proprio perché è facile rivolgere all’esterno tutta la “causa”,  è davvero importante sentirsi responsabili, prendersi le proprie colpe e cercare di capire cosa si può fare per migliorare ciò che è sotto il proprio controllo.

Vedere le sconfitte in questo modo, è fondamentale anche nella vita di tutti i giorni. Analizzare le cose che vanno male, capire come migliorare e, soprattutto, essere responsabili anche dei risultati negativi oltre che di quelli positivi.

Metaforicamente, anche nella vita ci sono “venti” che ci spingono in avanti e “onde” da cavalcare: come si riconosce il momento giusto per buttarsi, per sfruttare appieno la spinta del vento e la forza dell’onda?
Più che riconoscere il momento giusto, per me si tratta di creare il momento giusto, e poi su quello sfruttare appieno la spinta del vento e la forza dell’onda. La vita è una successione di opportunità e momenti creati anche grazie al lavoro fatto, alle azioni intraprese. Saperli cogliere è la chiave per arrivare a una situazione di flow, come mi piace definirla, cioè quando senti di essere in sincronia con la vita, senti che l’universo ti sta aiutando. Senti che le situazioni molto negative si trasformano in positive e che, anche quando non hai piani, non sei preparato, la vita ti viene incontro lo stesso. Diventa un circolo virtuoso di positività. 

Però, ripeto, dipende molto dalle proprie azioni. Io credo che l’universo rimandi l’energia che la persona emana, quindi cerco di emanare energia positiva sapendo che così è più “facile” ricevere a mia volta energia positiva.

In acqua come sulla terraferma, quali sono i valori e i pensieri che ti guidano?

In generale il mio obiettivo è quello di essere una bella persona. Una persona educata, rispettosa, gentile. Una persona che può motivare e alzare l’energia delle persone che gli stanno attorno. Cerco di dare il più possibile alle comunità con cui interagisco e mi piace vedere le altre persone realizzarsi, quando con impegno e determinazione riescono ad abbracciare i loro sogni.

Immagina di essere lì con il tuo windsurf, libero da tutto, a dialogare col vento e col moto delle acque per il puro amore di farlo. Cosa provi?

Quando sono in acqua e riesco a staccarmi dal concetto di allenamento in cui cerco di trovare la “mia” onda, di cavalcarla nel modo migliore possibile e poi analizzare il tutto per farlo ancora meglio… Ecco, in quel momento la prima cosa che sento è gioia. 

… Sono le otto di sera di un lunedì qualsiasi, in qualsiasi mese dell’anno. Io sono lì, nelle acque del Cile a cavalcare le onde con i miei amici, di fronte a un tramonto incredibile in mezzo a rocce che sorgono dal mare. Una vista pazzesca e uno sport che mi regala adrenalina e tanto divertimento. Che dire, è incredibile. È una sensazione unica. Mi mette di buon umore, mi fa sentire estremamente grato per la vita che ho, per la vita che ho creato. Mi fa sentire appieno nel momento, mi fa sentire che in realtà il resto conta molto poco. C’è solo pura gioia. 

Grazie Federico per le tue parole. Concludiamo pensando al futuro: ai giovani che sognano, a quelli che vivono a caccia “dei loro venti e delle loro onde”, quale consiglio vorresti dare?

Non sono un guru, sono ancora giovane e ho ancora tantissime cose da imparare, faccio ancora tanti errori… Però ho capito che è veramente importante credere in se stessi.  Questo non vuol dire essere sbruffoni, anzi. Significa rimanere umili, ma credendo fermamente nelle proprie doti. In inglese lo chiamano growth mindset, la coscienza di poter migliorare, di poter cambiare le cose e stravolgere la propria vita per il meglio.La  nostra mente è fatta per risolvere i problemi che gli diamo. Di qualsiasi tipo, è di questo che si ciba. E bisogna dargli problemi grandi, problemi ambiziosi, problemi belli per noi. Problemi che possiamo chiamare sogni.
Appena gliene diamo in pasto uno, la mente inizierà a cercare modi per renderlo reale. Cercherà di dividerlo, spezzarlo pezzo per pezzo, per risolvere ogni parte quasi come fosse un puzzle, per poi alla fine rivelare l’insieme come qualcosa di incredibile. Credo che questo processo, il journey, è ciò che crea gioia, ancora più del raggiungere il risultato in sé.

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