sabato, Settembre 5, 2026

Essere in una trappola affettiva

Come riconoscerne i segnali

Spesso travolti dall’innamoramento, indipendentemente dall’età anagrafica, si finisce per trovarsi in relazioni che poco hanno a che vedere con l’amore nel senso più ampio e pieno. Come possiamo riconoscere che non è amore?

Quando una relazione “stringe”?

Se sentiamo di essere in una relazione dove invece di sentire respiro sentiamo strettezza, rinuncia, limiti, divieti, può essere che siamo dentro a una “non relazione”, dove il controllo che l’altro esercita è l’elemento che mantiene questo legame. Quando scegliamo di stare in una relazione è chiaro che ci sono delle regole non scritte, che possono essere sociali o scelte dalla coppia (per esempio l’esclusività o essere in una coppia aperta). Ciò che determina il legame è proprio la chiarezza comunicativa, e che gli elementi siano condivisi. Se sentiamo che l’altro “stringe”, è come se metaforicamente stare in relazione con quella persona rappresentasse un guinzaglio: “più mi allontano per fare le mie esperienze più il guinzaglio stringe”. Chiaro che, se la dinamica relazionale è questa, la propria libertà interiore e la propria espressione individuale vengono meno: “se io mi esprimo soffoco, se io mi muovo nel mondo ledo l’altro, e soprattutto divento lesivo per il “noi” della coppia”.

Ma esiste davvero un “noi”?

Quando siamo in una relazione asimmetrica, quindi quando il potere relazionale è a carico di una persona rispetto a un’altra, il “noi” è un’idea, non è un’esperienza che rappresenta la cooperazione, la fiducia, il rispetto reciproco, o per alcuni tratti la fusionalità. Il “noi” viene usato invece come esca illusoria, proprio per poter agire sulla parte apparentemente più dipendente della coppia. 

Quali sono i modi attraverso i quali si può sperimentare questo? Per esempio fare sentire in colpa il partner se esce con gli amici, attaccare la sua autostima con commenti pubblici, controllare il cellulare, chiedere la condivisione della posizione, installare gps nell’auto, verificare tramite altre persone se ciò che ci ha detto è vero o meno, minacciare costantemente di chiudere la relazione se l’altro non fa ciò che ci si aspetta. La sensazione per chi è in una trappola affettiva è di non poter rinunciare all’altro ma che contemporaneamente stare con l’altro è soffocante; “non respiro né con te né senza di te”.

Perché è così difficile chiudere una relazione disfunzionale?

Ammesso che a un certo punto si sviluppi una sufficiente consapevolezza del legame in cui si è incastrati, non è semplice uscirne. Si ha la sensazione di essere nelle sabbie mobili. La chiave per potersi appigliare e uscire da situazioni di colpa, inadeguatezza, ansia correlata e sensazione di costante e imminente cambiamento, è iniziare a rimettersi al centro della propria vita. Sembra facile ma non lo è di certo. Però è anche il primo tassello per poter iniziare ad avere uno sguardo nuovo sul mondo. Uscire da una non relazione ci fa sentire ammaccati affettivamente, sfiduciati verso l’emotività, arrabbiati e, soprattutto inizialmente, si sente il bisogno di leccarsi le ferite e stare in una sorta di convalescenza emotiva.

Per permettere a se stessi di ritornare ad avere una centralità nella propria vita è importante riconnettersi con le proprie passioni, che magari proprio per un effetto di restringimento a favore del “noi” si erano perse, perché lasciate andare. Sentire di riconnettersi con parti di sé può far sentire vivi, elemento che nel corso di relazioni dove ci sono trappole emotive non esiste più.

Sentirsi nuovamente vivi, significa iniziare anche ad avere maggiore consapevolezza sul perché si è scelto di stare in una relazione disfunzionale. A che bisogno rispondeva quella persona e quella situazione? Perché tollerare e non andarsene? Cosa ha visto l’altro per scegliere di mettersi in questa modalità?

Imparare ad avere contezza del proprio funzionamento, diventa un elemento protettivo per le relazioni affettive future, perché ci permetterà di riconoscere prima e meglio i segnali disfunzionali dell’altro, e sapere che in quelle situazioni ci mettiamo a rischio. Per comprendere questo, è importante però avere chiarezza dei propri bisogni emotivi in questo preciso momento della vita; e quindi bisogna essere in grado di decodificare questi bisogni, per saperli verbalizzare all’altro ma ancor prima a se stessi, per darsi la possibilità di rimanergli fedeli.

Spesso, così facendo, accade che ci vengano poste domande intime.

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