domenica, Settembre 6, 2026

Ensemble

La mostra di Julie Mehretu a Venezia

Continuità e rinnovamento non sempre riescono a coesistere all’interno della pratica di un artista. Rimanere fedeli a se stessi ed evolvere al contempo il proprio linguaggio espressivo (pur rimanendo riconoscibili) sono qualità rare, che si ritrovano in pochi artisti contemporanei.

Tra questi, c’è senza dubbio Julie Mehretu, artista etiope naturalizzata statunitense che espone i suoi lavori fino al 6 Gennaio 2025 nella sede di Palazzo Grassi a Venezia.

In concomitanza della 60a Biennale Arte e di tutte le mostre collaterali, la Collezione Pinault propone la mostra Ensemble di Julie Mehretu, con una selezione di oltre cinquanta opere che la stessa artista ha scelto insieme alla curatrice Caroline Bourgeois. Attraverso un percorso che racconta gli ultimi venticinque anni di attività dell’artista, oggi considerata una delle astrattiste di spicco del panorama contemporaneo, possiamo apprezzare quel “coerente” e incessante rinnovamento di cui accennavo all’inizio. 

Julie Mehretu​, TRANSpaintings, 2023-2024, Courtesy of the artist and White Cube. Installation view, “Julie Mehretu. Ensemble”, 2024, Palazzo Grassi, Venezia. Ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi, Pinault Collection

Ma non finisce qui. Accanto a lei ci sono Tacita Dean a David Hammons, Nairy Baghramian, Huma Bhabha, Robin Coste Lewis, Paul Pfeiffer e Jessica Rankin che, insieme, formano un vero e proprio gruppo di lavoro.

Una mostra corale che, pur mettendo in dialogo linguaggi formali diversi, lascia emergere chiaramente preoccupazioni e linee di ricerca comuni, che mostrano l’importanza di intessere relazioni con gli altri, mettendo a confronto le proprie idee e peculiari sensibilità.

Tacita Dean GDGDA, 2011 2 x 16mm colour films, silent, 4 and 3 minutes, continuous loops Back projection; side by side, the first bigger and lower than the second; loop sytems. Film still Courtesy the artist; Frith Street Gallery, London and Marian Goodman Gallery New York/Paris/Los Angeles

Il lavoro di Mehretu, come sottolinea François Pinault, riflette la sua storia personale: nata a Addis Abeba nel 1970, inizia la sua attività nella seconda metà degli anni Novanta e raggiunge una grande notorietà a partire dagli anni Duemila, quando comincia la produzione di tele astratte multistrato di grandi dimensioni, con le quali intende riflettere su temi contemporanei come la frammentazione della vita della metropoli, la guerra, la violenza, il colonialismo, la migrazione, la protesta sociale.

Michael Biasi

La mostra Ensemble si sviluppa lungo lo spazio espositivo senza seguire una scansione cronologica ma in modo libero, offrendo la possibilità al visitatore di esplorare l’arte di Julie Mehretu attraverso rimandi visivi, suggestioni che, talvolta, sono provocate da opere appartenenti ad altri artisti, i suoi amici Nairy Baghramian, Huma Bhabha, Robin Coste Lewis, Tacita Dean, David Hammons, Paul Pfeiffer e Jessica Rankin. 

Julie Mehretu​ Among the Multitude XIII, ​2021-2022​
Private Collection Ph: Tom Powel Imaging Courtesy of the artist and Marian Goodman Gallery, New York

Mehretu ha scelto, infatti, di essere accompagnata da loro in questa avventura, non solo per le affinità intellettuali ed emotive che la legano a questi artisti, ma anche per sottolineare l’importanza che riveste la dimensione collettiva di comunità: le sue opere dialogano così con altre forme di arte come la poesia, la musica, la scultura e il cinema.

L’esposizione, curata da Caroline Bourgeois e dalla stessa Julie Mehretu, oltre ai contributi provenienti dalla collezione dell’artista, è frutto di importanti prestiti di musei internazionali, collezioni private e anche provenienti dalla prestigiosa Pinault Collection, che possiede un cospicuo nucleo di opere di Mehretu.

L’artista compone opere astratte utilizzando tecniche diverse e affrontando tematiche che traggono origine dalla storia dell’arte, dai cambiamenti urbani e sociopolitici, dal mondo circostante e dalla sua sfera personale. A legare Mehretu agli altri artisti presenti in mostra è anche il vissuto di ognuno di loro, che è stato segnato dall’esperienza di fuga o abbandono del proprio paese d’origine, come l’Etiopia, l’Iran o il Pakistan.

David Hammons I Dig the Way This Dude Looks, 1971. Pinault Collection © David Hammons, by SIAE 2023

Nel segno del dialogo tra artisti e personalità diverse, la mostra di Palazzo Grassi ci porta a riflettere sul bisogno di comunità e solidarietà, in una società individualista che considera le differenze come minacce e non come ricchezza. 

Chi è Julie Mehretu

L’artista, nata nel Novembre del 1970 ad Addis Abeba, è la prima figlia di un professore universitario etiope e di un’insegnante statunitense. Costretta a trasferirsi negli Stati Uniti insieme alla famiglia per sottrarsi ai violenti disordini politici del paese, dall’età di sei anni Julie trascorre la vita nel Michigan. 

«Di questa vita a cavallo di culture differenti mi è rimasta la voglia di “una comune”: ricordo che appena arrivati dall’Africa in America, mi pareva strano che noi neri fossimo in minoranza, che ci fossero così tanti bianchi in giro. In famiglia frequentavamo una stretta comunità di etiopi e poi pian piano Detroit è diventata sempre più multiculturale» Julie Mehretu

Julie Mehretu, Your hands are like two shovels, digging in me (sphinx), 2021-2022, Courtesy of the artist and White Cube. Installation view, “Julie Mehretu. Ensemble”, 2024, Palazzo Grassi, Venezia. Ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi, Pinault Collection

Dopo aver conseguito il diploma e aver frequentato il Kalamazoo College, intraprende la carriera di artista. Partecipa a diverse mostre e nel 2006 l’American Academy di Berlino le assegna un premio che include anche una residenza di sei mesi. L’anno successivo il Deutsche Guggenheim le affida l’incarico di realizzare nuovi dipinti per una mostra personale nel 2008. La sua fama si consolida nel corso degli anni con mostre personali ed esposizioni in giro per il mondo.

Julie Mehretu. Ensemble

A cura di Caroline Bourgeois e Julie Mehretu

dal 17 Marzo 2024 al 6 Gennaio 2025

Palazzo Grassi – Venezia

Marta Previti

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