giovedì, Febbraio 29, 2024

Emozioni di Natale: quale scegli?

È in arrivo, come ogni Dicembre, una delle festività più celebrate e amate in tutto il mondo di cultura occidentale.

Chi lo odia e chi lo ama, ci prepariamo spesso con largo anticipo ad accogliere questo momento speciale dell’anno, che comunque, anche per i meno romantici, porta con sé atmosfere speciali e sensazioni tipiche.

Le emozioni del Natale si dipanano tra tradizione, luci, cibi, vacanze, case, cose e persone; e, in chi le apprezza, creano un particolare stato di magia e di armonia interiore.

Emozioni di Natale nei simboli…

Da dove viene il Natale?

La Festa del Natale ha radici profonde e sfaccettate nella storia; nel tempo ha subìto anche diverse trasformazioni.

Il 25 Dicembre, nella tradizione cristiana venne inizialmente scelto come giorno per onorare la nascita di Gesù (a partire dal IV secolo d.C.), sia per contrastare altre celebrazioni pagane (vedi i Romani), sia prendendo spunto da festività già esistenti e allegandovi nuovi significati [NdR ~ per approfondire leggi Stars]. 

Tra queste ultime, la festa ebraica dell’Hănukkāh (Festa delle Luci), dedicata alla consacrazione del secondo tempio di Gerusalemme dopo l’occupazione ellenica del II secolo d.C. In questa ricorrenza si ricorda la leggenda secondo cui i Maccabei, in occasione di questa festa dei lumi, avevano a disposizione un solo fiasco di olio per accendere le candele del tempio (quindi in quantità insufficiente), ma esse continuarono invece a rimanere accese per 8 giorni.

Il Natale ha anche radici di tipo pagano. In questo stesso periodo i Romani erano soliti festeggiare i Saturnali, in cui si celebrava Saturno, dio dell’agricoltura, per augurare un periodo di pace e prosperità: in tale occasione vi era l’usanza di scambiarsi dei doni, usanza che è giunta fino ai nostri giorni.

Un’altra origine del Natale la possiamo trovare nell’antico popolo celtico, che tra il 19 e il 23 Dicembre festeggiava Yule, la Festa della Luce, dedicata al Solstizio d’Inverno (individuato erroneamente nel 25 Dicembre come giorno più corto dell’anno). Yule simboleggiava il passaggio dal buio dell’inverno alla luce della futura primavera, foriera di rinascita della natura e dei raccolti, di energia, di risveglio fisico e mentale.

Gli oggetti del Natale

E gli oggetti e i simboli che usiamo oggi nel periodo delle feste natalizie da dove hanno origine?

Il simbolo universale del Natale per eccellenza è l’albero. Esso deriva dall’albero solstiziale, rito degli antichi Celti, che lo preparavano decorandolo con varie rappresentazioni del sole, del dio della luce, e campanelli. Sulla cima veniva posta una stella a cinque punte, simbolo dei cinque elementi della natura. Lo mettevano in casa per dare riparo agli spiriti del bosco.

Tale oggetto si è poi evoluto nella versione moderna grazie ai tedeschi nel XIX secolo, che ne fecero il Tannenbaum, albero da tenere in casa e decorare con addobbi e regali.

Il presepe è una tradizione tutta italiana, che ebbe origine con alcune rappresentazioni della Natività a Napoli nel 1025. Mentre il primo presepe vivente della storia fu allestito da san Francesco d’Assisi nel 1223.

L’azione che più di tutte richiama il Natale è lo scambio di regali. Ma chi l’ha inventata? 

Scambiarsi doni era un’usanza degli antichi Romani durante i Saturnali.

L’agrifoglio invece, in ghirlanda con bacche rosse, che spesso adorna case e tavole, simboleggia la ruota dell’anno. Finito il periodo natalizio si spezzava (in Irlanda lo si fa ancora oggi) e lo si gettava fuori casa per significare la fine del buio invernale e l’arrivo prossimo della luce primaverile.

Emozioni di Natale nei cibi

Non è Natale senza il panettone, i tortellini, il cappone, il torrone.

Sentiamo i profumi, le emozioni e i sapori del Natale anche attraverso tutto ciò che imbandisce i pranzi e le cene di questo periodo. Magari aspettiamo tutto l’anno per riprovare il gusto di quel cibo natalizio, o per prepararlo per i nostri ospiti e “fare Natale”.

In Italia abbiamo una ricchezza gastronomica meravigliosa. A seconda della regione cambiano anche i piatti tipici delle feste, dai cenoni della Vigilia ai pranzi del 25 Dicembre.

Partendo dalle tavole del Nord troviamo la carbonade (carne di manzo cotta nel vino rosso) tipica della Valle d’Aosta, gli agnolotti del Piemonte, il lesso con le salse del Veneto, lo zampone della Lombardia, la zuppa di rape e cotechino del Friuli, i canederli del Trentino, il cappone ripieno della Toscana, i tortellini dell’Emilia Romagna.

Andando poi nelle tavole più a Sud troviamo il brodo di cappone, il capitone, gli struffoli, la pasta con le sarde, i culurgiones (ravioli sardi ripieni).

Oltre alla tradizione regionale, vi è poi la tradizione familiare: ogni famiglia secondo le sue preferenze e abitudini ha l’usanza di portare in tavola determinate pietanze che identificano il pranzo o la cena di Natale. È quasi una magia perdersi nei profumi, nei colori e nei sapori. Ognuno evoca ricordi, atmosfere della propria vita e della propria casa; amplifica le emozioni. L’armonia, i ritrovi, qualche stacco dalla routine, i sentimenti di bontà e di bene, la condivisione con i familiari, i colleghi, gli amici. Talvolta si dedica quel minuto in più o quell’abbraccio che non si ha mai tempo di donare nella normale quotidianità.

Il cibo di Natale diventa anche opportunità e mezzo prezioso per divertirsi in cucina (magari con i figli, con il partner, con gli amici…), con quella gioia e originalità proprie solo delle occasioni speciali; per mangiare in compagnia con quella calma e quel piacere che di solito ci sfugge; per guardarsi con più serenità e comprensione intorno a una tavola; per fermarsi e almeno per un attimo fare un pensiero di gratitudine per ciò che si ha; per apprezzare le cose semplici vere e buone della vita, che spesso dimentichiamo persi nei problemi e nelle superficialità di ogni giorno.

E tu a quale emozione scegli di dedicarti questo Natale?

Qualunque essa sia, che le tavole e i cibi di questo Natale possano essere fonte di bene, d’ispirazione e benessere per tutti. 

Buone Feste!

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