Nelle fasi di incertezza si cercano due cose: solidità e piacere. L’arte può offrire entrambe e il collezionismo sta vivendo un momento di grande fermento legato anche all’evoluzione del settore.
Il mercato globale è cresciuto del 4% arrivando a 59,6 miliardi di dollari; le grandi case d’asta internazionali hanno fatturato il 14,8% in più rispetto al 2024.
Stati Uniti, Regno Unito e Cina valgono il 76% della torta mondiale e a New York sono stati venduti i dieci lotti più cari dell’anno. Gallerie, artisti e siti specializzati offrono oggi nuovi strumenti e informazioni per poter costruire una propria raccolta solida e in linea con le tendenze del mercato. Il primo criterio per iniziare o ingrandire una collezione è sempre scegliere ciò che si ama. Sia i principianti che i più esperti cercano comunque opere capaci di emozionarli, ma che allo stesso tempo rappresentino un valore culturale ed economico che duri nel tempo.
Se la passione è fondamentale, l’aspetto finanziario non è certo secondario. Le correnti più richieste sono Pop Art, Street Art e Urban Art; tecniche miste, sperimentazioni tecnologiche che uniscono fisico e digitale creano un notevole interesse soprattutto tra i giovani.
Secondo Art Basel, la fiera internazionale d’arte moderna più importante del pianeta, stanno scendendo di gradimento il genere ultracontemporaneo e Nft, mentre volano i cosiddetti Old Masters e gli impressionisti.
Come deve essere composta allora una collezione equilibrata?
Non possono mancare i grandi nomi che danno stabilità e riconoscibilità, le nuove promesse che possono esplodere in futuro, linguaggi trasversali che includano cultura pop e urbana contemporanea. In ogni caso opere uniche o in tiratura limitata consolidano il valore di un patrimonio. Gli acquisti nel 2026 si muovono su due binari: sulla rete con l’e-commerce, piattaforme dedicate e i social; offline, con le gallerie e i consulenti.
Oggi la sostenibilità è diventata un elemento di scelta: materiali ecologici, responsabilità sociale e ambientale, progetti legati al territorio attirano l’attenzione verso alcuni artisti.
Ma quanto vale la pena spendere?
Le opere che costano tra 50.000 e 1 milione di dollari mostrano una tenuta dell’investimento migliore di quelle più care. A conferma che il mercato si sta allargando dal basso, con più collezionisti nuovi e artisti emergenti scambiati. I pezzi sotto i 50.000 dollari nel 2025 sono stati il 61% del totale venduto mentre negli anni prima della pandemia la percentuale si attestava al 48%.
Altro dato: gli acquisti d’impulso sono passati dal 10% all’1%, sostituiti da una ricerca preventiva. Un aspetto essenziale però rimane questo: il documento conta quanto l’oggetto. Un manufatto senza provenienza o certificazione sicura oggi non è un affare, ma un problema per l’eventuale rivendita.
