Noi di Extravagans lo sappiamo bene: non servono anelli da forgiare o battaglie da combattere per entrare nel mondo di Tolkien. Basta prenotare la notte giusta, nel posto giusto. Negli ultimi anni in Europa e anche in Italia sono nati luoghi che hanno preso sul serio l’idea di ospitalità elfica: niente ricevimento freddo, niente camere tutte uguali. Al suo posto boschi, case sull’albero, luci calde e la sensazione di aver varcato una soglia.
In Inghilterra, non lontano da Oxford dove Tolkien scriveva, trovi Wilderness Reserve nel Suffolk. È un glamping di lusso immerso in 400 acri di bosco con tende bell tent e lodge di legno che sembrano uscite da Rivendell. C’è il riscaldamento a legna, vasche da bagno all’aperto e la colazione ti arriva in un cesto appeso alla porta. Il personale ti accoglie raccontandoti leggende locali e ti lascia una mappa “del territorio” disegnata a mano, come se fossi un viandante arrivato da lontano. Silenzio, candele e la promessa che fuori dalla porta c’è solo natura.
Spostandoci più a nord, in Irlanda, l’atmosfera diventa ancora più letterale. Vicino a Dublino c’è The Hobbit Houses di Lough Gur, in County Limerick. Sono cottage bassi con porte rotonde e tetti verdi incassati nella collina, costruiti proprio ispirandosi alla Contea. Dentro però trovi tutti i comfort: camino, bagno privato e scaffali pieni di libri di Tolkien. L’ospitalità qui è lenta. Ti offrono soda bread fatta in casa all’arrivo, ti consigliano sentieri dove “potresti incontrare le fate” e la sera ti lasciano una lanterna per tornare dalla passeggiata. È trattarti da ospite e non da cliente, proprio come nelle locande che descriveva Tolkien.
Anche in Italia qualcosa si muove. In Toscana, tra le colline senesi, c’è Fonte Verde Tuscan Resort & Spa. Non è a tema Tolkien, ma ha creato una “Forest Spa” e alcune suite in legno che profumano di resina e muschio. Di sera organizzano cene sotto gli alberi con musica dal vivo e prodotti del bosco. Dormi in ambienti rivestiti di corteccia e al mattino la colazione è a base di miele e erbe raccolte nei dintorni. L’idea è la stessa dei parchi elfi: rallentare, staccare dal cemento, sentirsi parte di un altro mondo anche solo per 48 ore.
Poi ci sono i parchi veri e propri, quelli che lavorano tutto l’anno sul tema. Nei Paesi Bassi, a pochi km da Amsterdam, c’è De Elfenschut a Vledder. È un “Elfenpark” con percorsi nel bosco, sculture di legno, porte minuscole attaccate ai tronchi e casette per gli elfi dove i bambini lasciano letterine. Organizzano anche pernottamenti in roulotte vintage trasformate in carri fatati e cupole trasparenti per guardare le stelle. La giornata prevede laboratori di artigianato, caccia al tesoro e la sera falò con storie. È pensato per famiglie, ma sempre più adulti ci vanno per staccare davvero.
Cosa hanno in comune tutti questi posti? Non è la fedeltà millimetrica a Tolkien. È l’atteggiamento. L’elfo, nei libri, accoglie perché è curioso dell’altro. Ti offre riposo, cibo, una storia, e non ti chiede nulla in cambio se non rispetto. Oggi la gente è stanca di check-in veloci e minibar. Cerca tempo, cura dei dettagli, un luogo che ti faccia sentire speciale. Così ti danno una stanza che profuma di legno, una chiave grande come un ramo, e magari alla partenza ti regalano un sacchettino di erbe o un segnalibro fatto a mano. Dopo due notti in un posto cosi’, torni a casa con la testa più leggera. Ed e’ vio’ che a tutti noi serve.
