domenica, Marzo 3, 2024

Dopo l’inverno ancora Jóhann

Per alcuni, Marzo è il mese in cui si celebrano le lotte per le donne o al massimo la morte metaforica dell’inverno e l’inizio tanto atteso della primavera. Ma per altri è l’inizio anche di un altro ciclo poiché, a partire da Marzo 2018, un mese dopo la scomparsa di Jóhann Jóhannsson, la musica non è stata più la stessa – non necessariamente con un’accezione negativa, è piuttosto una presa di coscienza di quanto possa essere profonda la musica. 

Ecco che per questi ultimi non servono presentazioni sul compositore islandese. Per i primi invece parliamo di un maestro visionario che ha elevato la musica recente, le cui composizioni hanno segnato un pezzo di storia del cinema. Jóhann, infatti, è stato un compositore di musica minimalista che ha saputo creare un mondo sonoro denso di spiritualità e intensità emotiva. La sua musica si è intrecciata presto con il cinema, vincendo il Golden Globe per le musiche de La Teoria del Tutto e candidato due volte all’Oscar. Ha lavorato con registi del calibro di Darren Aronofsky e Denis Villeneuve, creando colonne sonore uniche che hanno fatto la storia del cinema nell’ultima decade. Viene decantato, giustamente, il motivetto del film Lo Squalo, merito dell’ausilio delle due iconiche note. Beh, andatevi ad ascoltare quello del film Sicario. Narcotraffico. Due note graffianti prolungate. Di nuovo, da capo. Un basso a bpm scarsi che progressivamente aumenta. L’ansia che ti porta direttamente nelle favelas di Juarez.

Nato in Islanda e cresciuto a Reykjavik, Jóhannsson si è allontanato presto dal rock seguendo le orme di grandi compositori come Michael Nyman e Arvo Pärt, che ha indicato come sue fonti di ispirazione. Il suo debutto solista Englabörn del 2002 ha segnato l’inizio di una carriera musicale straordinaria, che ha visto la sua musica evolversi attraverso molteplici generi musicali come classica, avanguardia ed elettronica.

Virðulegu Forsetar, con un organico di 11 ottoni, percussioni, strumenti elettronici, organi e piano, è un esempio del suo stile minimalista che sa trasformarsi in una vera e propria sinfonia. La sua collaborazione con la storica etichetta inglese 4AD ha portato alla creazione di IBM 1401 – A User’s manual,un album ricco e complesso ispirato alla storia familiare del padre di Jóhannsson.

Jóhann si è inoltre confrontato anche con temi diversi dalla musica, come nell’album Fordlandia ispirato alla città tecnofuturista costruita da Henry Ford in Brasile. Era un membro della generazione dei Neoclassici, un gruppo di compositori che vivono o lavorano a Berlino e che si ispirano alla musica classica ma che non disdegnano l’uso del computer.

La scomparsa di Jóhannsson, all’età di 48 anni, ha lasciato un vuoto incolmabile nella scena musicale internazionale, ma la sua eredità musicale continuerà a ispirare, commuovere e terrorizzare ascoltatori in tutto il mondo. 

E allora grazie Jóhann. Ogni Marzo mi ricorderò ancor più quanto può essere intensa la musica. Proprio come ora, con la fine dell’inverno, ricordo quanto possa essere piacevole il sole in faccia, lo sbocciare di un fiore.

Ad Aprile nella rubrica FILMOLOGY scoprirai il prossimo “Antieroe”!

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