giovedì, Settembre 29, 2022

Do RaMin

Il cinema è una fucina di talenti polimorfa, ma non tutti i loro nomi risuonano familiari quanto può essere un Morricone o un Kubrick. Alcuni di questi maestri della settima arte vengono infatti trascurati, quantomeno dai media e dal grande pubblico, vittime di un’industria che non li espone immediatamente in vetrina. 

Ramin Djawadi è uno di loro, di quelli sconosciuti alla massa. In modo inversamente proporzionale alla sua fama, parliamo invece di un compositore tedesco, di origine iraniana, che si sta firmando come una certezza dei prodotti filmici seriali e non. Ma è soprattutto con i primi, le serie tv, che si è inserito nel podio dei grandi moderni. Ha infatti firmato le colonne sonore di Westworld e Game of Thrones, il cui prequel, House of Dragon, sarà pronto per quest’estate e vedrà sempre Ramin destreggiarsi con le sue brillanti melodie. 

Squadra che vince non si cambia, giustamente. 

Ramin, dopo essersi laureato con lode al Berklee College of Music nel 1998, ha attirato l’attenzione del mostro sacro Hans Zimmer, che lo ha ingaggiato nel Remote Control Productions. Nel suo stile, talvolta, si percepisce l’influenza del maestro, soprattutto quando incalza progressivamente una melodia semplice rendendola complessa e alla fine esplosiva. Per esempio questo accade con Light of Seven, il pezzo che accompagna l’episodio 10 della 6^ stagione de Il Trono di Spade, la cui struttura Ramin riassume così: Per il pezzo più iconico della sesta stagione, la vendetta di Cersei, ho usato il piano per la prima volta in Game of Thrones. Il pubblico dice «Ehi, non c’è mai stato un piano qui. C’è qualcosa che non va». Il pezzo è molto minimale. Poi si aggiungono i due ragazzini a cantare, l’organo e il coro, seguendo gli step della scena che è veramente molto tesa”. 

Ma il suo tocco personale lo si ritrova anche nel resto della serie, ad esempio nella scelta di affibbiare ad ogni personaggio un motivo musicale diverso e caratterizzante. “Solitamente inizio con uno strumento, che può essere il piano o il pad con le corde, faccio uno schizzo a grandi linee della scena e quando sento di aver dato la giusta forma alla melodia torno indietro e inizio ad arrangiare e orchestrare il pezzo nella scena”. Questo andando a toccare appunto una varietà di strumenti davvero incredibile. Basti pensare che per il motivo musicale che accompagna le scene della razza dei Dothraki, sempre ne Il Trono di Spade, ha utilizzato un Duduk Armeno, la versione etnica dell’oboe. 

In Westworld invece Djawadi trasforma Heart Shaped Box dei Nirvana in una ballata cadenzata al piano, prima di gonfiarla con ondate di orchestrazione come i crescendo d’azione della seconda stagione. “È una canzone epica che merita un trattamento epico” spiega Djawadi “Sapevo di dover fare qualcosa di completamente diverso quindi ho evitato chitarre e tutto il resto, e mi sono chiesto: «Questi sono i Nirvana, qual è la nostra versione di Westworld?» Ho dovuto trovare il mio modo di renderla epica: suonare queste note e queste melodie con le armonie del coro, per metterlo semplicemente su un grande set orchestrale, è stato davvero notevole”. 

Ramin Djawadi si conferma quindi un’artista a tutto tondo. 

Uno scienziato delle note. Uno che ama sperimentare. 

Ne sentiremo ancora parlare. Magari sarà il grande pubblico a farlo, questa volta.

Ad Agosto  nella rubrica FILMOLOGY vedremo “L’Antieroe”. 

Alla prossima! 

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