sabato, Settembre 5, 2026

Decluttering degli spazi e decluttering emotivo: 

esiste una correlazione?

Capitano momenti in cui sentiamo la necessità di fare ordine, di fare spazio, perché sopraffatti dalle cose, dagli impegni, dalle emozioni. E ora che siamo in estate, ci ritroviamo a fare le cosiddette “pulizie di primavera” per poterci orientare nella nostra casa, nell’ufficio e in alcuni casi anche nelle nostre relazioni. 

La necessità di fare ordine nasce probabilmente da una forma di discontrollo, o di mancata consapevolezza di come “io” sia arrivata a sentire i miei spazi affollati. “Come hanno fatto tutti quegli oggetti a raggiungere casa mia? Il mio ufficio?”.

Probabilmente spesso facciamo acquisti per compensazione. Non per reali necessità o per scopi funzionali, bensì per soddisfare un appagamento emotivo. Ci sentiamo annoiati, frustrati, arrabbiati e invece di decodificare ed esprimere questo stato emotivo, mettiamo in atto degli agiti che sembrano farci stare meglio nell’immediato (come gli acquisti). Ci ritroviamo ad avere oggetti che in quel momento ci sembravano vitali… e che poi finiscono per riempire cassetti che, quando li apriamo, non sappiamo nemmeno cosa aspettarci. Credo che la “memoria degli oggetti”, sia un buon elemento per dirci quanto quell’oggetto sia necessario o meno; ricordarsi di averlo o essere stupito nel vederlo, ci permette di coglierne l’utilità, soprattutto quanto deriva da acquisti multipli fatti senza troppa attenzione. A me accade con i libri, tanto che a volte mi ritrovo con due copie. Ecco in  questi casi è importante fermarci un attimo e chiederci come mai questo ci accade. Esistono oggi molte app, per esempio proprio per l’acquisto dei libri, che ci permettono di fare un archivio e sapere cosa abbiamo — pur riconoscendone l’efficienza, credo che affidarci alla nostra memoria sia sempre un buon modo per allenarla.

Torniamo un attimo al momento in cui sentiamo la necessità di fare ordine, di avere spazio: a che bisogno risponde questa necessità? Probabilmente è un momento in cui emotivamente sentiamo ansia, sentiamo di non avere controllo della nostra vita, e poter fare azioni concrete in qualcosa che è esterno a noi, ci dà la sensazione di riprendere il timone.

Il decluttering consiste in 3 passaggi

  1. Eliminazione del superfluo. Si tratta di rimuovere ciò che non è più utile nella nostra vita in questo momento; oggetti, abitudini e pensieri che ci fanno rimanere affossati.
  2. Chiarezza e creazione di spazio. Questo è uno degli effetti del decluttering: genera spazio vitale e mentale per sentirsi più liberi, e potenzialmente più concentrati perché meno affollati di sovrastrutture.
  3. Ordine e funzionalità. L’obiettivo è di fare ordine e di creare quindi chiarezza negli spazi con un incremento dell’efficienza.

Perché fare decluttering? 

Da un punto di vista meramente psicologico, uno spazio ordinato genera calma e riduce lo stress. Il caos è ansiogeno, ricordiamoci che l’essere umano funziona bene in un ambiente stabile e prevedibile. Ci innervosiamo molto meno se non finiamo per cercare le chiavi dell’auto quando siamo già in ritardo, se non finiscono sommerse da mille altre cose. Avere solo oggetti essenziali ci semplifica la vita. Ciò non significa avere ambienti freddi o minimalisti, possiamo generare ambienti caldi pur non trasformandoli in bazar. Da un punto di vista psicologico, l’accumulatore spesso ha tematiche emotive legate alla solitudine, al vuoto emotivo, quindi riempie con ciò che è fuori da sé ciò che manca emotivamente.  Avere consapevolezza dei motivi che ci spingono ad acquistare aiuta a fare scelte consapevoli, non legate da spinte impulsive, che sembrano dare un appagamento momentaneo e  che poco dopo possono farci scivolare nella curva contrapposta. Della tristezza per esempio, per aver investito denaro in oggetti che non useremo, facendoci sentire inefficaci, sbagliati e riattivando quindi una ruota emotiva disfunzionale dalla quale facciamo fatica a uscire.

Spesso chi si trova dentro a dinamiche di accumulazione è parzialmente consapevole. È la rete sociale intorno a lui che se ne rende conto e proprio questa può aiutarlo a fermarsi, a sintonizzarsi emotivamente e operare delle scelte funzionali.
Invito ognuno dei lettori a fare un check nella propria vita attuale, e a fare un po’ di decluttering di oggetti e anche dei pensieri che appesantiscono la quotidianità. Questo permette di sperimentare i benefici del lasciare andare e creare spazio, per sentire nuove parti di sé e vedere ciò che è intorno da altri punti di vista. E magari con una nuova “luce”.

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