domenica, Settembre 6, 2026

Cosa cucino a Natale? Un piatto di gioia

Dicembre è tempo di Feste, e quindi di emozioni che richiamano le relazioni, la convivialità, il brillio, non solo delle lucine natalizie, ma anche di momenti familiari e sociali.

E come protagonista non può mancare il cibo, che in questo periodo dell’anno, in particolare, va spesso oltre la sua funzione nutritiva, per trasformarsi in strumento di connessione, di tempo insieme, di relax, di piacere.

C’è un legame tra cosa mangiamo e il concetto di festività: nelle Feste si mangiano i cibi, quelli delle Feste, del Natale; si mangia di più, e si mangia più spesso in compagnia; talvolta ci si dedica a sperimentare gustose ricette e alla cucina, anche se di norma non si è avvezzi a farlo.

Il cibo diviene quindi fonte di gioia, di convivialità, di atmosfere speciali, che si assaporano, si rivivono e si ricordano.

Il legame cibo-convivialità

La parola convivialità deriva dal latino cum-vivere, cioè, vivere insieme:

nell’antichità gli uomini primitivi si riunivano intorno al fuoco per cibarsi e per attuare primordiali scambi comunicativi; oggi il concetto di convivialità si riferisce per lo più allo stare seduti piacevolmente insieme a tavola, a mangiare buoni piatti e trascorrere del tempo con persone care.

Al cibo inteso come convivialità forse nell’epoca moderna non attribuiamo la dovuta attenzione e cura, complici i tempi stretti, i molti impegni, e anche una mancanza di abitudine al saper rallentare e godersi le cose più semplici e a portata di mano.

Ma il cibo invece ha un valore molto profondo, in quanto i pasti possono divenire un luogo di comunicazione, di connessione emotiva, di ascolto e di costruzione relazionale; tutti significati che purtroppo spesso vengono persi nel quotidiano.

Le Feste invernali costituiscono, da questo punto di vista, un’ottima occasione per riappropriarci di questa funzione simbolico-espressiva, di ciò che ruota intorno al cibo e alla cucina, funzione preziosa che concorre a farci sentire più sereni e positivi.

Il legame cibo-felicità

Oltre alle sensazioni di benessere e di condivisione prodotte dalle situazioni che riguardano il mangiare insieme, esiste anche un rapporto nascosto tra la tipologia di cibo che immettiamo nel corpo e lo stato d’animo che ne deriva, ovvero: quello che mangiamo influisce direttamente sul nostro umore.

A dirlo è anche, tra le tante, un’indagine dal titolo Stili d’Italia, condotta su un campione di 7 mila persone italiane, aventi un’età compresa tra i 18 e i 65 anni, che ha voluto indagare quale dieta rende le persone più felici. Secondo questo studio le persone che si valutano come più felici sono i consumatori di pesce; al secondo posto le persone gourmet e cioè gli appassionati di alta cucina; al terzo posto gli iperproteici, cioè gli amanti di carne e proteine; al quarto posto i salutisti, cioè le persone che ricercano cibo sano e biologico; al quinto posto i vegani; e all’ultimo posto troviamo i low cost, cioè chi acquista cibo di bassa qualità e senza dare a esso particolare importanza.

Sono stati poi individuati alcuni alimenti in particolare che danno sensazione di benessere e positività: i legumi, la frutta e la verdura, il pesce, le carni rosse. Chi si nutre di pasta tutti i giorni compare invece in fondo alla classifica.

Per quanto concerne il rapporto tra comportamenti inerenti al cibo e al livello di gioia, si è osservato che i posti più alti nella valutazione vengono occupati dalle persone che amano dedicarsi alla cucina e si informano sull’argomento, praticano il cake design, sanno degustare i vini.

Il legame gusto-cervello

Il cibo e tutto ciò che vi gira intorno sono in grado di provocare delle risposte emotive che, partendo dalla bocca, dagli occhi, dall’udito, dal naso, dal palato, dalle papille gustative, stimolano i neurotrasmettitori (i messaggeri chimici del nostro corpo prodotti da cervello e intestino) responsabili delle sensazioni di gradimento e soddisfazione.

Tra queste sostanze, la serotonina produce sensazioni di calma e serenità; la dopamina favorisce sensazioni di piacere e motivazione; la norepinefrina stimola la capacità di godere i lati positivi delle cose.

Ecco perché mangiare non è solo una questione “nutrizionale”, ma anche in buona parte “emozionale”.

A Natale…

Perché non proviamo a ridare cura e valore a tutti questi aspetti che circondano il cibo e il mangiare?

Magari regalando qualche ricetta speciale ai nostri commensali, o imparando a godere con più calma e consapevolezza i momenti a tavola, i piatti, i gusti, i profumi, le persone, e ciò che le appartiene. Ne guadagneremo in felicità.

L’autore francese Brillat-Savarin scriveva:

«Chi ha assistito a un sontuoso banchetto, in un salone adorno di specchi, di pitture, di statue e di fiori, saturo di profumi, arricchito dalla presenza di belle donne e riempito di suoni dolci e melodiosi, non avrà bisogno di un grande sforzo intellettuale per accorgersi che tutte le scienze sono state messe a frutto per esaltare convenientemente i godimenti del gusto e far loro da cornice».

Che sia di ispirazione per un lieto e gustoso Natale.

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