Dal ritmo della danza al mood delle passerelle, fino al battito accelerato del pre-partita, in attesa del fischio di inizio. Chiara Giuffrida non ha scelto il giornalismo per caso: lo ha coltivato tra i banchi del liceo classico e i libri di filosofia, armata di fogli, penne ed evidenziatori, come si faceva nel mondo “analogico”, quando il pensiero scorreva lungo le dita e si imprimeva quieto sulla carta.
In questa chiacchierata per VPOCKET, la conduttrice catanese si spoglia dei cliché: ci racconta l’amore viscerale per il calcio, il significato di “casa” e ci parla dei sogni che popolano il suo presente. Un ritratto autentico, in cui l’estetica è una parte del contenuto.

Ciao Chiara, benvenuta in VPOCKET. La tua carriera inizia come modella: cosa ti ha portata al giornalismo?
Ciao, felice di questa chiacchierata insieme. Fare giornalismo è sempre stata la mia prima scelta. Sin da bambina adoravo e mi affascinava la televisione: il mio grande desiderio era diventare conduttrice e giornalista televisiva. La moda è arrivata invece per caso: a 13 anni un incontro casuale con un’agente a Catania, dove sono nata e cresciuta, mi ha portata al primo casting. Da lì è iniziata la mia carriera. Mi piaceva, mi divertiva, la vivevo con leggerezza, ma allo stesso tempo mi insegnava a essere autonoma e responsabile con i primi guadagni. Poi a Milano è diventato un lavoro a tutti gli effetti.
Hai studiato Lettere e Filosofia, frequentando il corso Linguaggi dei media. Tra aspettative e realtà, quanto c’è della tua “visione” universitaria nella vita che conduci oggi?
Tantissimo. L’università e ancora prima il liceo classico, con la loro vena umanistica, mi hanno formata incredibilmente. Il pensiero, la filosofia di vita e il metodo di studio che oggi riporto nel mio lavoro. Pensa, in un mondo che vive di AI, io non riesco a fare a meno di quaderni, penne ed evidenziatori. Quella “vecchia maniera” un po’ anacronistica, per me è fondamentale per organizzare la scaletta della mia trasmissione, un’intervista e il lavoro in generale.

Cosa è che ami del tuo lavoro? E c’è qualcosa che vorresti fosse diverso?
È una domanda molto difficile a cui rispondere; banalmente ti direi tutto. Il mio lavoro mi rende felice, mi soddisfa, mi dà quell’adrenalina ed energia che per me è vitale. Ammetto, senza nascondere un pizzico di ego, che mi piace molto lavorare con le telecamere e a contatto con il pubblico. Penso che sia un’indole naturale, qualcosa che si affina negli anni con l’esperienza ma che in un certo senso si ha da sempre “nel sangue”.
Mi piace entrare nelle case delle persone attraverso la tv e i social; ho sempre voluto farlo portando contenuti e informazione, e oggi ci riesco attraverso lo sport e il calcio, da sempre la mia grande passione.
La moda è stata il tuo primo linguaggio. Oggi che il calcio occupa i tuoi weekend, in che modo quel senso estetico contamina ancora il tuo modo di essere?
Sicuramente nella cura dei look, del make-up, dello styling. Mi piace cambiare puntata dopo puntata sia il trucco che i capelli per sperimentare immagini sempre diverse. Ma rimango sempre fedele ai miei gusti e metto in cima alle preferenze una piega morbida naturale, o effetto waves, e un make-up nude dai colori caldi con un bel contouring. Quello è proprio il mio stile!

Qual è l’esperienza passata o presente a cui sei più legata? Ha cambiato qualcosa in te?
Non posso che citare le prime volte sui campi da calcio. L’emozione e l’adrenalina dello stadio e del rettangolo verde è unica. Quelli erano gli anni della Serie B. Sentire il calore dei tifosi e conoscere tifoserie diverse per ogni piazza; percepire l’attesa o la pressione nel pre-gara dei calciatori; vivere l’emozione di una promozione o di un trofeo. Ecco, per me tutto questo non ha prezzo.
Ci sono delle figure di riferimento? Delle persone alle quali ti ispiri nel lavoro o nella vita?
Mia mamma è sempre stata una fonte di ispirazione per l’impegno, la determinazione e l’etica. Se c’è qualcuno che mi ha insegnato a inseguire un obiettivo o un sogno, quella persona è senza dubbio lei. Nulla si raggiunge senza impegno e sacrifici, e soprattutto bisogna imparare ad accettare gli ostacoli lungo il percorso. Sono ardui, ma non cambieranno il traguardo. Oggi, da donna, ho fatto miei questi insegnamenti e sto facendo un grande lavoro su me stessa per vivere i vari aspetti della mia carriera al meglio.
Scorrendo il tuo profilo Instagram c’è giornalismo, conduzione televisiva, sport. Ma c’è anche parte del tuo mondo privato: cos’è che ami oltre al tuo lavoro?
Se penso alle passioni, la prima cosa che mi viene in mente è la musica. Da lì si collegano l’amore per il ballo — ho studiato danza per 15 anni — e quello per lo sport, perché amo allenarmi e correre con le cuffie nelle orecchie: nella mia testa, ancora oggi, suona tutto “5-6-7-8” [NdR ~ Sorride].
La mia vita privata è molto sociale: amo circondarmi di persone e sono felice di condividere gran parte delle amicizie con il mio compagno. Mi affascina viaggiare e conoscere posti nuovi, e ho un debole per il mondo della ristorazione e del vino. É un sogno che ho nel cassetto: aprire un’attività tutta mia. Nel frattempo, per farmi trovare pronta, ho fatto un bel corso da sommelier.

Hai progetti in ballo? Un sogno o un’idea che vorresti realizzare da sola o insieme ad altri?
Se penso al lavoro, la risposta è facile: crescere ancora nel mondo del calcio e della tv; il percorso è lungo. Uno dei miei sogni più saldi è di condurre una trasmissione in prima serata sulla tv generalista.
Nella sfera personale, invece, c’è il desiderio di costruire una famiglia. Per me è un elemento imprescindibile. Pensa, anni fa ho tatuato su un braccio la parola greca oikos, che significa “casa”.
La cura dell’aspetto e del modo di apparire è oggi spesso al centro del dibattito, soprattutto quando si parla di spettacolo e conduzione. Secondo te come incide nella carriera?
Incide tanto, sarebbe ipocrita dire il contrario. Dico sempre che un libro non si giudica mai dalla copertina, ma se la copertina è bella, cattura subito l’attenzione di qualsiasi lettore.
L’estetica ha un suo valore importante, soprattutto in un mondo mediatico, ma non può e non deve essere tutto. La personalità, il carisma, i contenuti sono quelli che fanno la differenza. Parlavamo all’inizio della nostra chiacchierata del mio lavoro da modella: ecco, per me quello era limitante, perché sentivo di non poter trasmettere a parole. Sono sempre stata un’amante della comunicazione.

Grazie per essere stata con noi Chiara. Chiuderei parlando di media: nuove piattaforme, nuovi linguaggi, ma cosa non dovremmo mai dimenticare quando comunichiamo con il pubblico?
Il rispetto, la semplicità e l’empatia. Per me sono valori fondamentali nella vita in generale e a maggior ragione nella comunicazione.
Chi ci ascolta vuole sì ricevere un’informazione ed essere soddisfatto del contenuto, ma deve potersi sentire a proprio agio. Deve percepire quel discorso vicino a sé.
