Lo scomodo riflesso del nostro lato oscuro
Indro Montanelli, per descrivere la maggior parte di noi, un giorno scrisse: «Quando l’italiano medio vede passare una macchina di lusso, il suo primo stimolo non è averne una anche lui… ma tagliarle le gomme».
Tutti (quelli che lo negano sanno di mentire) chi più chi meno, abbiamo seguito le vicende della presunta falsa beneficenza di Chiara Ferragni, e successivamente della (altrettanto presunta) separazione in corso dal marito.
Inizio precisando subito che a me, lei e suo marito risultano da sempre assai antipatici. Lo penso con convinzione perché le considero due persone finte, artefatte, totalmente asettiche in termini emotivi e talmente bravi nei loro calcoli da essere capaci persino di lacrimare a comando. Credo che addirittura un loro starnuto, se avvenuto a telecamere accese, non sia spontaneo ma concertato dai migliori esperti in comunicazione dell’intero globo terracqueo — senza i quali i Ferragnez non prendono alcuna decisione.
Tutto ciò doverosamente premesso, mi autoproclamo ora avvocato difensore della innocente biondina con le fauci da squalo.
Raramente, mi è capitato di respirare una carica di disprezzo e indignazione da una così larga parte dell’opinione pubblica. Una indignazione che non trova confronto, ad esempio, verso i massacri della popolazione inerme lungo la striscia di Gaza, per la morte in carcere dell’unico oppositore politico di Putin, eccetera eccetera, sino a risalire alla nascita della nostra Repubblica, passando pure per la disfatta degli azzurri nella partita dei Mondiali di Calcio Corea 2002, a causa dello scandaloso arbitraggio di Byron Moreno (questa ultima citazione vale per i vecchi come me, a cui brucia ancora).
Ai Ferragnez invece stranamente non si fanno sconti! Ho provato allora a interrogarmi sulle motivazioni e credo di averne compreso i motivi. Se la Giustizia del Tribunale farà il proprio corso ed emetterà prossimamente una sentenza nel merito, il tribunale del popolo e quello dei media ha già condannato entrambi: lei per essere la protagonista di queste vicende, e lui per esserne il marito.
In Italia lo sappiamo bene che da almeno vent’anni a questa parte, archiviati i malcelati sogni dei giovani di ieri (ovvero quelli di diventare celebri come calciatori o veline), in tantissimi cercano il giusto momento di gloria in stile “Re per una Notte” (cit.), inseguendo il miraggio del successo e del benessere economico. Sin qui nulla di nuovo. Però oggi a differenza di ieri, in piena era dei Content Creator, in molti cercano di farlo tenendosi alla larga dal sacrificio, dalla fatica e soprattutto dallo sgobbare in fabbrica o negli uffici.
Chi è l’icona di questo sogno collettivo? In Italia tra coloro che hanno ottenuto vero successo economico, fama internazionale e notorietà senza lavorare in modo tradizionale, troviamo certamente anche i Ferragnez, ma soprattutto lei: Chiara Ferragni. Lei che secondo una visione comune è bellissima, ricchissima e famosissima senza avere mai davvero lavorato nella sua vita, ed è questo a parer mio il suo reato più grave, ovvero quello che scatenava prima le invidie di bassa lega e ora odio sociale.
Ha davvero fregato il fisco con la falsa beneficenza? Lo scopriremo più avanti se sarà colpevole o innocente. Certamente non ha rubato nulla a me e nemmeno a tutti quelli che le sputazzano sui social. Noi italiani siamo sempre critici e indignati quando a sbagliare sono gli altri, ma siamo anche quasi tutti pronti probabilmente a fregare il fisco se ne abbiamo la possibilità, fosse anche per incassare cento euro da qualche lavoretto fuori busta paga, oppure qualche vendita di prodotto o servizio senza fattura.
Esattamente come sentenziava quella splendida volpe del giornalismo che fu Montanelli: noi in Italia tendiamo a spendere maggiori energie rivolte alla delazione verso chi ce l’ha fatta, invece che convogliarle nei nostri tentativi per provare a essere noi a farcela.
Siamo un Paese di Santi, Poeti, Navigatori, ma aggiungerei anche Delatori, Rosiconi e Moralizzatori a intermittenza, ovvero sino a quando la critica morale non va a ricadere sul nostro portafoglio per fatti (pur modesti) che riguardano noi.
Ad Maiora Chiara.
