martedì, Maggio 28, 2024

Bruno Munari. La leggerezza dell’arte

Inquadrare Bruno Munari entro una disciplina specifica significherebbe sminuire tanto la sua vita quanto la sua filosofia di vita. Grafico, designer, artista, sperimentatore, pedagogo, Munari è stato un visionario, un anticipatore e soprattutto un grande comunicatore; ci limiteremo così a definire questa figura cruciale del Novecento semplicemente come un “artista totale”.

La poliedricità della sua arte emerge chiaramente nella mostra retrospettiva Bruno Munari. La leggerezza dell’arte, in corso fino al 31 Marzo presso l’Eataly Art House Foundation di Verona.

Bruno Munari. La leggerezza dell’arte, veduta della mostra, Verona, Eataly Art House – E.ART.H

Il percorso espositivo ci offre una lettura completa e coerente delle diverse forme espressive adottate da Munari nel corso della sua lunga carriera, attraversata da tantissimi campi di interesse.

Tra gli artisti storicizzati che presento con la mia galleria, Munari non poteva mancare. In particolare, sono le Macchine inutili e le Sculture da viaggio che mi hanno sempre affascinato, non solo per la loro semplicità e armonia ma anche perché dimostrano come la pura e unica funzione estetica delle forme sia in realtà slegata da qualsiasi funzionalità ed efficienza. Munari stesso, aveva dichiarato: «Personalmente pensavo che sarebbe stato interessante liberare le forme astratte dalla staticità del dipinto e sospenderle in aria, collegate tra loro in modo che vivessero con noi nel nostro ambiente, sensibili alla atmosfera vera della realtà».

Bruno Munari, Scultura da viaggio, 1979, metallo argentato, 50 x 38 x 60 cm. Courtesy MAAB Gallery, Milano

E in effetti, le opere di Munari sono leggere, ironiche, vicine a noi e in grado di suscitare anche la curiosità di un bambino.

Michael Biasi

«Arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica nei mezzi» Bruno Munari

Al primo piano di Eataly Verona è in corso la mostra Bruno Munari – La leggerezza dell’arte che costituisce davvero un’occasione unica per conoscere e ripercorrere la storia di un grande sperimentatore che, animato da ingegno e creatività, ha ispirato – e continua a farlo a distanza di 25 anni dalla sua scomparsa – intere generazioni. 

Entriamo all’interno dello spazio espositivo e ad accoglierci c’è una grande Scultura pieghevole del 1951 di colore giallo con accanto una xerografia del 1968 in cui è ben riconoscibile il volto del protagonista di questa mostra.

Nato nel 1907 e scomparso nel 1998, Munari ha attraversato tutto il XX secolo, accostandosi alle esperienze delle avanguardie, all’arte programmata, al design.

Addentrandoci all’interno della mostra, immediatamente siamo attratti dall’allestimento che, seguendo un percorso tematico, ci conduce nel colorato mondo di Munari, fatto di forme, sculture leggere e giochi visivi.

Mai banale nelle sue ricerche, egli si è sempre preoccupato di entrare in relazione con il fruitore delle sue opere, servendosi talvolta anche della scrittura, mezzo privilegiato da Munari per stimolare la creatività. 

La sua ricchissima produzione viene scandagliata nello spazio dell’Eataly Art House Foundation mediante la presenza di opere iconiche, come le celebri forchette, realizzate senza nessuno scopo pratico se non per far giocare la fantasia, o ancora la famosissima Scimmietta Zizì, simpatica scimmietta leggera e snodabile che Munari ha ideato nei primi anni Cinquanta e pensato non per essere guardata ma toccata e manipolata.

Bruno Munari, Scimmietta Zizì, 1952, gommapiuma e filo metallico. Courtesy Fondazione Pirelli

La terza sala è indubbiamente la più coinvolgente, per l’accezione immersiva che permea l’intera stanza, a cominciare dalle tre Macchine inutili appese in una condizione di semioscurità e che proiettano la loro ombra sul muro grazie a un’illuminazione appositamente studiata. È sorprendente osservare le forme stravaganti che si creano sulla superficie retrostante, in un gioco di ombre la cui unica regola è il caso.

Qui si incontra anche il Concavo convesso, un oggetto realizzato in rete metallica che volteggia nell’aria ricordando forme naturali, per esempio quelle delle conchiglie, delle foglie, delle nuvole.

Bruno Munari, Concavo-Convesso, 1947. Installazione presso la Estorick Collection of Modern Art, London. Fotografia di Pierangelo Parimbelli

Ma è in fondo alla sala che si compie lo spettacolo più suggestivo con le Proiezioni dirette degli anni Cinquanta. Si tratta di opere realizzate con materiali semitrasparenti, opachi e naturali – come la buccia di una cipolla – inseriti nel telaio di una diapositiva e proiettate sul muro in grande formato.

In questo modo Munari ha dimostrato quanto sia facile “dipingere con la luce”, riempiendo lo spazio con una luce che a sua volta si fa colore.

La mostra Bruno Munari – La leggerezza dell’arte è, come vorrebbe l’artista, alla portata di tutti: la sua è infatti un’arte “democratica”, rivolta a coloro che hanno ancora la capacità di meravigliarsi per le piccole cose, così come fanno i bambini.

Bruno Munari. La leggerezza dell’arte, veduta della mostra, Verona, Eataly Art House – E.ART.H

Con Munari, «la mente diventa elastica, il pensiero dinamico. L’individuo creativo».

Bruno Munari.

La leggerezza dell’arte

a cura di Alberto Salvadori e Luca Zaffarano con la collaborazione di Repetto Gallery di Lugano

13 Ottobre 2023 – 31 Marzo 2024

Verona – Eataly Art House Foundation 

Marta Previti

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