La mostraBruno De Toffoli. L’avventura spazialista, attualmente in corso alla Fondazione Alberto Peruzzo a Padova e aperta fino al 4 Maggio, restituisce il giusto riconoscimento all’artista trevigiano, che per la sua intensa carriera occupa un posto rilevante nel panorama artistico contemporaneo. Con un nucleo di nove rare sculture in gesso della Collezione Intesa Sanpaolo e di diversi disegni inediti provenienti dalla collezione del curatore, l’esposizione conferma l’impegno della Fondazione nel promuovere artisti legati al territorio veneto e nel valorizzare progetti espositivi di rilievo internazionale.
Scultore di straordinario talento, benché poco noto al grande pubblico, De Toffoli fu riconosciuto già durante la Biennale di Venezia del 1958 come uno degli artisti più innovativi della sua generazione. Allievo di Arturo Martini, De Toffoli è stato cofirmatario, insieme a Lucio Fontana e altri importanti artisti, del Manifesto dello Spazialismo per la televisione (1952).

La mostra, curata da Luca Massimo Barbero, si snoda principalmente lungo la navata e la sacrestia, attraverso una selezione di lavori che dialogano in perfetta armonia con alcune opere della Collezione della Fondazione Alberto Peruzzo, tra cui spicca un Concetto spaziale di Lucio Fontana realizzato alla fine degli anni Sessanta.
Michael Biasi
Bruno de Toffoli (Treviso, 1913 – Venezia, 1978) è stato un protagonista “silenzioso” dell’arte italiana. Nonostante la sua partecipazione a diverse Biennali lagunari degli anni Cinquanta, l’artista trevigiano si ritira negli anni Sessanta dalla scena pubblica per dedicarsi all’insegnamento e per condurre una vita più riservata. Questo percorso lo ha portato a concentrarsi su una produzione meno conosciuta, ma non per questo meno significativa, che oggi viene presentata negli spazi della Fondazione Alberto Peruzzo in una mostra che racconta “l’avventura spazialista” di questo artista.
Dalle nove sculture di De Toffoli esposte nella navata dell’ex chiesa di Sant’Agnese emerge con evidenza quanto la dimensione spaziale sia per lo scultore un elemento fondamentale.

Le opere in gesso, realizzate tra il 1948 e il 1958, si slanciano verso l’alto, come a cercare la luce, combinando linee sinuose con una tensione che sembra quasi voler superare i limiti fisici della materia.
Diversi suoi lavori trovano rispondenza nelle forme artigianali veneziane, come le forcole — strutture in legno utilizzate per sostenere i remi delle gondole — che vengono da lui trasformate in forme oniriche e suggestive.
«Sono sculture quasi fantascientifiche realizzate negli anni Cinquanta, quando l’arte immaginava cose che ancora non c’erano»
Luca Massimo Barbero
Nonostante De Toffoli fosse considerato già nel catalogo della Biennale del 1958 il più innovativo scultore della sua generazione, ha sempre mantenuto un atteggiamento distaccato rispetto ai grandi maestri nazionali. Le sue influenze si rifanno piuttosto a figure internazionali come Constantin Brancusi e Henry Moore, in linea con un atteggiamento rivolto verso l’aggiornamento e la sperimentazione. Questo desiderio di innovazione lo ha portato, negli anni Sessanta, a tralasciare la scultura e a dedicarsi al disegno e all’insegnamento.
L’esposizione gioca sul fil rouge del legame tra l’artista e il movimento spazialista fondato da Lucio Fontana: la scultura oltre i confini tradizionali, verso la concezione delle dimensioni del tempo e dello spazio. In questo contesto De Toffoli realizzò opere che aspiravano a “staccarsi da terra” e a trasmettere l’idea di dinamismo, secondo i principi del Manifesto Blanco del 1946:

«La costruzione di forme voluminose in mutamento mediante una sostanza plastica e mobile. Disposti nello spazio agiscono in forma sincronica, integrano immagini dinamiche. Esaltiamo così la natura in tutta la sua essenza».
L’allestimento riflette questa tensione tra passato e presente: la navata della chiesa, alta oltre 10 metri, si presta perfettamente ad accogliere le sculture monumentali di De Toffoli, mentre la sacrestia offre uno spazio più intimo per la fruizione dei disegni e delle opere di altri artisti legati al contesto spazialista e informale.
Qui, infatti, sono esposti una serie di disegni inediti di De Toffoli che dialogano con opere di artisti come Jaroslav Serpan, Emilio Vedova, Antoni Tàpies, Paolo Scheggi, Agostino Bonalumi e Dadamaino.

Mostrati al pubblico per la prima volta, questi disegni compongono un raro album dello scultore risalente agli anni Sessanta: ventuno fogli che raccontano l’evoluzione del linguaggio artistico di De Toffoli dal 1958 al 1965, quando ormai l’artista decide di allontanarsi definitivamente dal mondo delle grandi mostre per dedicarsi completamente alla didattica.
Un dialogo ideale è proposto con i disegni in mostra di un altro artista veneto, Vinicio Vianello (Venezia 1923-1999), anch’egli firmatario del Manifesto Spaziale del 1952.
Bruno De Toffoli. L’avventura spazialista
a cura di Luca Massimo Barbero
fino al 4 Maggio 2025
Fondazione Alberto Peruzzo – Padova
Marta Previti
