lunedì, Settembre 14, 2026

“Bikini blues” o ansia da costume

Quali emozioni attiva e come si supera?

Finalmente dopo un meteo ballerino, sembra che l’estate si stia palesando, e al di là degli effetti benefici sul buonumore che il sole attiva, altrettanto iniziano ad attivarsi stati emotivi contrastanti legati alla prova costume.

Già il fatto di chiamarla “prova Costume” innesca implicitamente una verifica, un giudizio, una performance che di per sé attiva ansia da prestazione, rimuginio, pensiero costante; quindi, non proprio buone sensazioni. 

Ma fermiamoci un attimo a riflettere:

Cosa dobbiamo provare? 

A chi dobbiamo dimostrare? 

Il corpo rappresenta il posto in cui abitiamo per tutta la vita ed è salutare averne cura. È noto che l’alimentazione sana e l’attività sportiva sono elementi fondamentali per mantenerci in salute, ma quando questi elementi più che alleati diventano nemici della nostra salute?

Accade nei giovani, ma non solo, che un eccesso di attenzione o una rigidità verso l’alimentazione porti come effetto lo sviluppo di disturbi sul versante alimentare, correlati spesso a un eccesso di attività sportiva, che non diventa più un piacere ma una condizione necessaria (spesso in questo meccanismo sono implicati anche altri processi cognitivi ed emotivi disfunzionali, come per esempio la ricerca della perfezione o il desiderio di avere tutto sotto controllo).

Soprattutto nei giovani, indistintamente dal genere, spogliarsi e mettersi in costume, è elemento di attivazione, un confronto con la nudità di altri corpi; attiva paure, distorce la lettura di caratteristiche che diventano difetti aumentando la propria insicurezza.

Tornando alla prova costume, iniziamo generalmente a pensarci a Febbraio. Dopo la pausa natalizia ci si deve rimettere in forma, e quindi si inizia a frequentare di più la palestra, a non eccedere alle cene fuori casa. 

Ma lo facciamo per noi o perché temiamo gli sguardi estivi altrui? Se lo facciamo per noi questo può avere un significato di amorevolezza e attenzione verso di sé, ma se diventa l’elemento di accettazione da parte degli altri, capiamo che stiamo facendo molta fatica per salvaguardare l’involucro e non il contenuto. Questo bivio racconta molto di noi, di come viviamo il confronto e le relazioni con gli altri.

La prova costume sollecita la nostra insicurezza, la nostra autostima, genera frustrazione nel momento in cui fatichiamo a divertirci nonostante le ottime condizioni ambientali, perché ci sentiamo a disagio e possiamo sentire quindi la “Bikini Blues”.

Come superare questa condizione? 

Vediamo insieme 10 consigli da mettere in valigia!

  1. Giudizio interiore: cerca di mandare in vacanza anche il tuo giudice interiore, che mantiene spesso un dialogo interno e ti restituisce un senso di inadeguatezza. Stop ai pensieri intrusivi!
  2. Perfezione: sappiamo tutti che è un costrutto utopico, cercare di raggiungere la perfezione è andare incontro a frustrazione certa, visto che è una dimensione soggettiva e non oggettivabile.
  3. Attenzione diffusa: cerca di stare nel qui e ora, amplia gli sguardi all’orizzonte, non focalizzandoti solo ed esclusivamente sul tuo corpo con attenzione selettiva.
  4. Relativizzare i canoni proposti: le classiche misure 60-90-60 non è detto siano l’alternativa migliore per ciascuna donna; quindi, concentrati sull’armonia del corpo e coltiva un tuo pensiero critico interno; non standardizzarti, mantieni la tua individualità.
  5. Coltivare l’autoironia: saper ridere di sé è un ottimo atteggiamento verso la vita.
  6. Dire no ai confronti distruttivi: non confrontarti costantemente con gli altri come se ci fosse sempre un podio, in un inseguimento continuo dove l’altro vince sempre; non è una gara!
  7. Coltivare un atteggiamento positivo.
  8. L’insieme delle parti: il corpo non è la tua totalità, perché questa è fatta anche di carisma, emozioni, pensieri.
  9. Cambiare prospettiva: non trasformare ogni caratteristica in difetto.
  10. 10.Nutrire l’autostima: includendo anche le tue caratteristiche e risorse positive.

Concluderei dicendo che il corpo umano è vivo e quindi, in quanto tale, soggetto continuamente a trasformazioni fisiologiche o di altro tipo; cercare di bloccare un sistema che funziona in modo magistrale, attivando meccanismi di controllo, è controproducente. 

Guardarsi allo specchio e riconoscere la propria unicità, rende il cuore e lo sguardo più amorevole verso se stessi, e possiamo scoprire aspetti di noi che non avevamo ancora colto, solo perché distratti a impegnare energie nel voler essere diversi da come siamo.

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