giovedì, Settembre 29, 2022

Biennale di Venezia

Padiglione Italia 

Storia della Notte e Destino delle Comete

Tutela della Natura, sviluppo sostenibile, rispetto del territorio e ripensamento di modelli etici di produzione, consumo e profitto: sono questi i temi che Gian Maria Tosatti affronta nel suo progetto espositivo Storia della Notte e Destino delle Comete a cura di Eugenio Viola. Questa grande opera ambientale pensata appositamente per gli spazi delle Tese delle Vergini, occupa l’intera superficie del Padiglione Italia alla 59a Biennale di Venezia. Concepita come un’installazione ecologica, essa mostra il labile confine “tra i sogni e gli errori del passato e le prospettive del futuro”.

Tosatti ci pone davanti alla realtà, rappresentata da un mondo devoto all’industrializzazione che ha dimenticato l’importanza della biodiversità e ha lasciato il campo a epidemie e catastrofi naturali collegate al fenomeno dell’urbanizzazione.

Michael Biasi

Per la prima volta il Padiglione italiano della Biennale di Venezia è stato affidato a un solo artista: Gian Maria Tosatti. La decisione del curatore Eugenio Viola ha sollevato nei mesi scorsi non poche polemiche e sentimenti contrastanti tra la critica, ma si è rivelata una scelta davvero azzeccata.

L’installazione immersiva di Tosatti, intitolata Storia della Notte e Destino delle Comete, si ispira a riferimenti letterari, teatrali ma soprattutto, alla realtà. Suddivisa in due atti, racconta il difficile rapporto tra Uomo e Natura, ponendoci di fronte agli errori commessi in passato, nell’illusione del 

“miracolo economico italiano” caratterizzato dallo sviluppo tecnologico di un’Italia industrializzata.

Macchinari di grandi dimensioni e apparecchiature inutilizzate occupano lo spazio del Padiglione Italia mentre, in lontananza, la voce di Ornella Vanoni in “Senza Fine” di Gino Paoli fa da sottofondo all’inizio del percorso.

Entrando in solitaria, siamo invitati da più cartelli a fare silenzio e ad assistere alla spiazzante desolazione di un ambiente sovrastato dai mostri della meccanizzazione, ma al contempo vuoto e alienante. Da qui, una scala ci conduce verso un appartamento che rievoca gli spazi domestici di una casa italiana del secolo scorso, con le tipiche pavimentazioni di ceramica decorata, con un lampadario di cristallo, tendaggi e carta da parati anni ’70 e un telefono nero appeso al centro di una nuda parete.

Una finestra dell’abitazione si affaccia su una fabbrica tessile che possiamo raggiungere proseguendo il nostro percorso: tavoli e macchine da cucito Singer, tutte uguali e allineate tra loro, riempiono lo spazio, quasi a voler cancellare la presenza umana.

Ma il momento più suggestivo lo viviamo nell’ultima sala, nel secondo atto Destino delle Comete, ispirato al celebre articolo polemico Il vuoto del potere in Italia di Pier Paolo Pasolini in cui scrisse «Io darei l’intera Montedison per una lucciola». Attraverso un camminamento che ricorda gli attracchi delle barche a Venezia, si scorge una stanza buia inondata a perdita d’occhio d’acqua increspata, dove sul fondo si accende e si spegne un numero incalcolabile di lucciole, luci che nel buio della quotidianità e della storia vorremmo riuscire a rivedere.

In questo finale si legge un messaggio di speranza, che celebra la vittoria della Natura ma allo stesso tempo cancella l’Uomo, del tutto assente sia nel primo che nel secondo atto di questa “pièce” teatrale.

Tosatti ha dichiarato a tal proposito: «Ho imparato che la natura guarisce. In poco tempo. In trent’anni. Si rigenera. Ma non ci perdona».

Così, affacciati a guardare un molo deserto, nella notte, davanti a un mare nero agitato, lasciamo alle nostre spalle l’industrializzazione che ha contaminato non solo l’equilibrio ma l’incanto del mondo promettendo una inedita società di benessere tecnologico.

Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) è un artista visivo italiano. 

I suoi progetti sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità, sia sul piano politico che spirituale.

Il suo lavoro consiste principalmente in grandi installazioni site specific concepite per interi edifici o aree urbane. La sua pratica coinvolge spesso le comunità connesse ai luoghi in cui le opere prendono corpo. Nel 2015 la rivista internazionale ArtReview lo ha inserito nella lista dei 30 artisti più interessanti della sua generazione (Future Greats).

Tosatti è anche un giornalista e scrittore. È editorialista per il Corriere della Sera e per la rivista Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e la politica. 

Eugenio Viola (Napoli, 1975) è un critico d’arte e curatore italiano. 

È stato votato come miglior curatore italiano per il 2016 e il 2019 dalla rivista d’arte italiana Artribune e nel 2014 la rivista d’arte britannica Apollo ha nominato Viola come uno “dei giovani più talentuosi e ispirati che stanno portando avanti il mondo dell’arte oggi”. Ha conseguito il dottorato di ricerca in “Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica” presso l’Università di Salerno e si è specializzato nelle esperienze e nelle teorie legate alla performance e alla poetica corporea. Viola è l’attuale curatore capo del Museo d’Arte Moderna di Bogotà, Colombia (MAMBO). 

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