Progetti inaspettati dove la natura è protagonista!
Fine estate, quel sole caldo che muore lentamente dietro all’erba bruciata ma che profuma della vita di un’estate vissuta appieno. Sono i prati e le brughiere di Jane Austen che fanno vibrare il nostro cuore e lo fanno sorridere di fronte a un calice di vino e una semplice barca di pescatori.
Settembre è l’anticamera dell’intimità. Il giorno prima di una coccola davanti a un camino. La formica che immagazzina le provviste per la stagione fredda. In questo periodo, raccolta e naturale, si manifesta la poesia della Cornovaglia. E proprio lì, in quella terra selvaggia che inneggia all’Oceano, Extravagans ha scovato una chicca, ovvero una struttura originale e unica. Parliamo, per chi non lo conoscesse, dell’Eden Project, un complesso di costruzioni avveniristiche in Cornovaglia, nel sud-ovest del Regno Unito, a circa 2 km dalla cittadina di St. Blazey e dalla città di St. Austell, ricavato nello spazio interno di una ex-cava di caolinite. Questo paradiso, come ricorda il nome, ospita al suo interno due delle più grandi biosfere al mondo, con oltre 100.000 piante e molte specie animali, anche in via di estinzione. Sono stati creati i due principali biomi: quello mediterraneo e quello tropicale, attraverso un complesso sistema di condizionamento e controllo termico.
La struttura in acciaio offre una visione avveniristica, con grandi cupole reticolate che fanno sembrare quell’angolo di mondo un set di un film futuristico. Il luogo viene puntualmente visitato da popstar, reali e celebrità, ed è sede di concerti oltre che vertici del G7.

Si tratta di un progetto di rigenerazione ambientale ricavato da una cava di argilla con ben otto enormi cupole. Una storia affascinante quella del complesso, che ha origine nella mente di un visionario. Tutto ha inizio nel 1998, quando il cofondatore Tim Smit, archeologo olandese-britannico diventato uomo d’affari, schizza qualche disegno sopra a un tovagliolo, mentre è al pub con i colleghi. Si legge, navigando nel web, che non è stato facile perseguire l’obiettivo, c’è voluta determinazione, a causa delle forti piogge che hanno inondato, con 43 milioni di litri d’acqua, una fossa che si trovava 15 metri sotto la falda acquifera. Per costruire i biomi sono stati necessari oltre 370 chilometri di impalcature: una lunghezza che ha portato Eden nel Guinness dei Primati. In pochi anni l’Eden Project è diventato un simbolo di futuro sostenibile e del legame con la natura, arrivando a ospitare eventi internazionali dedicati a questo tema, come il Live 8 o il passaggio della fiamma Olimpica.
L’Eden Project è stato poi replicato in diverse parti del mondo, ed entro il 2050 tutti gli Eden saranno a zero emissioni. Si legge nel sito rinnovabili.it, che al momento oltre all’energia solare da sempre impiegata nei progetti, gli ingegneri stanno realizzando una serie di pozzi geotermici, essenziali per abbattere i consumi per la climatizzazione invernale ed estiva. La sostenibilità è il focus di tutti gli Eden Project, dove gli standard sono rigorosi, dove la gestione dei rifiuti è studiata, dove l’energia è rinnovabile. Si utilizzano soluzioni passive per il riscaldamento e il raffrescamento. Un esempio di ciò che si potrebbe fare a larga scala, se davvero si amasse il nostro Pianeta.
Molti dicevano a Smit che non era possibile il progetto, che non avrebbe mai avuto successo. «Ho risposto loro: “Non siate le persone che hanno rifiutato i Beatles perché pensavano che una guitar band non avrebbe mai avuto successo. I vostri nipoti non vi perdonerebbero mai”». Smit, oltre ad aver ricordato con questa opera che la natura va preservata e che c’è il modo di farlo, ha anche il merito di aver ricordato che i sogni vanno coltivati come le piante. «Abbiamo il dovere di sognare in grande», ci ammonisce Smit, «Non dobbiamo mai usare la parola se. La parola quando, invece, è incredibilmente potente».
