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Il cinema di Ariel si spinge oltre il velo dell’intrattenimento; vuole scuotere, vuole ispirare, vuole trasformare. Affronta temi profondi e universali, significati destinati a durare oltre la visione e capaci di legarsi al pensiero di chi guarda.
Dietro ogni storia che Ariel scrive o produce, c’è una traccia nitida del suo vissuto. Una verità da raccontare. Ed oggi scopriamo insieme a lui cosa c’è dall’altra parte dello schermo. La forza vitale che dà un’anima alle sue opere.

Benvenuto Ariel, è un piacere averti con noi. Iniziamo dal legame tra vissuto e lavoro: cosa porti della tua vita nel cinema che produci e che scrivi?
La mia vita e il mio percorso personale si riflettono profondamente nei film che produco e scrivo. Ho sempre cercato di comunicare messaggi profondi e significativi attraverso le mie storie, che spesso affrontano temi universali e flashback personali. Questo approccio mi consente di aggiungere autenticità alle mie opere, come in Dangerous Silence e Metanoia, che trattano temi sociali e di trasformazione personale.
Il cinema ci immerge in un’altra realtà. Come capisci che una storia funziona bene e merita di essere raccontata?
So che una storia funziona quando riesce a toccare emotivamente il pubblico, trascendendo barriere culturali e linguistiche. Cerco di creare personaggi memorabili e una narrazione coinvolgente che trasmetta messaggi universali. Ad esempio, Dangerous Silence ha avuto un impatto significativo, grazie alla sua capacità di affrontare temi socialmente rilevanti in modo tangibile e autentico.
Dopo i titoli di coda, quando gli spettatori tornano alla propria vita, cosa vorresti portassero con sé dalla visione?
Vorrei che gli spettatori portassero con sé una riflessione o un cambiamento emotivo. Ad esempio, dopo aver visto Metanoia, spero che il pubblico possa essere ispirato a riflettere sul proprio percorso di vita e sulla capacità di riscoprirsi.
Cosa ti ha avvicinato al cinema? C’è stato un momento “rivelatore” verso quella che sarebbe stata la tua strada?
Mi sono avvicinato al cinema grazie al mio interesse per l’arte della recitazione. Ho iniziato a studiare nel Lee Strasberg Theatre & Film Institute, e da lì ho iniziato a produrre e a scrivere. Il punto di svolta è stato quando ho iniziato a vedere i miei film vincere premi, realizzando che dovevo continuare su questa strada.
Come si fa a far funzionare bene le cose, senza perdere la forza espressiva di un’idea?
Credo che sia importante essere aperti alle nuove idee e aiutati da un team di professionisti condividenti la stessa visione. In più, mantenere l’equilibrio tra creatività e logistica è fondamentale per far sì che la forza espressiva di un’idea permanga intatta.
Metanoia-Mexico, Dangerous Silence, Unicorns & Rainbow… e tanto altro tra cui il recentissimo The Holocaust Day. Guardando il tuo percorso, senti che ci sono dei “fili invisibili” che uniscono le tue storie?
Sì, ci sono dei “fili invisibili” che legano le mie storie. Questi film trattano spesso di trasformazione personale e superamento delle sfide, unendo temi universali come la speranza e la resilienza umana.
Tra i tanti riconoscimenti ricevuti, quale porti nel cuore con maggior soddisfazione?
Tra i tantissimi premi, uno dei più significativi per me è stato il successo di Metanoia, che ha vinto 64 premi. Questo film ha dimostrato la potenza della narrazione nel toccare gli spettatori e lasciare un’impronta duratura.
Guardando avanti, ci puoi dare qualche indizio sui progetti futuri?
Sto lavorando a diversi progetti che esplorano generi e temi diversi. L’obiettivo è quello di continuare a spingere i confini della narrazione e a raccontare storie che possano lasciare un’impronta significativa sugli spettatori.
Cosa ti lega alle tue opere? Cosa provi quando siedi davanti al grande schermo e per la prima volta vedi il lavoro realizzato?
Mi lega alla mia opera la capacità di plasmare storie che possano toccare il cuore delle persone. Quando vedo il mio lavoro realizzato, provo un senso di orgoglio e soddisfazione, sapendo che si tratta di qualcosa che può avere un impatto significativo.
Puoi raccontarci chi è Ariel lontano dai riflettori e fuori dal set?
Fuori dal set, sono una persona motivata e sempre tesa a raggiungere nuovi obiettivi. Mi piace esplorare nuove culture e provare cibi diversi, il che mi arricchisce come persona e come artista.
Quali sono le tue passioni? Cosa riempie le tue giornate al di là del lavoro?
Al di là del cinema, amo esplorare nuove città e scoprire nuove culture. Mi appassiona l’arte in generale e cerco sempre di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.

