giovedì, Febbraio 29, 2024

Antonia Sautter

Uno sguardo sognante, un’immaginazione senza limiti e una mente creativa in grado di riportare in vita tutta la magia delle Regine della storia che l’hanno affascinata fin da bambina. Stiamo parlando di Antonia Sautter, stilista veneziana di fama internazionale e grande esponente dell’artigianato veneziano.

Innanzitutto, grazie per il tempo che ci sta dedicando. È facile sognare o far sognare in una città come Venezia? 

Venezia, sicuramente, è la città dei sogni che parla di operosità ma anche di tanta creatività. E la creatività è legata ai sogni che però si realizzano, quindi sogni intesi come progetti. Penso non esista una città al mondo capace di suscitare emozioni così forti. Venezia è uno stato d’animo in costante presenza della bellezza. Venezia è bellezza in qualsiasi angolo, non c’è posto migliore per la creatività e per i sogni.

Si può dire che cerca di celebrare Venezia e il Made in Italy in età moderna?

Certamente. È sempre più importante in questa era in cui la globalizzazione è imperante, riuscire a mantenere la nostra identità, perché l’identità è la nostra storia. L’artigianato è la storia delle nostre nonne e quello che creavano le loro abilissime mani non si deve mai perdere. Questo non significa dire no all’innovazione o al progresso; significa soltanto tenere presente dentro alla nostra anima chi siamo, altrimenti rischiamo di perderci in questa marea. Tanto altro ci propina il web ed è pericoloso anche se ne capisco l’utilità. Continuare a ricercare il bello così come fa l’artigiano-artista è importante, ma ancor di più lo è far appassionare i giovani; chi può dovrebbe supportare queste attività. Ciò è importantissimo.

Quali costumi si possono trovare all’interno del suo prestigioso Atelier in piazza San Marco?

Tutti i costumi che rappresentano i personaggi che mi hanno interessata in questa mia lunga carriera di costumista, soprattutto le Regine. Tutte le epoche storiche dal Medioevo (anzi anche prima perché ho una bellissima Regina di Saba che risale al re Salomone), fino al ’900; mentre il contemporaneo è quello che faccio nella mia boutique in attrezzeria, dove ho in qualche modo rivisitato la stampa e la tintura dei tessuti per fare dei capi che si possono portare nella vita di tutti i giorni. Ho una grande passione anche per gli accessori, cioè le borse e le scarpe.

Ci racconta com’è nata la sua passione per gli abiti e per le grandi Regine della storia?

La mia passione è antica, risale alla mia infanzia. Verso Novembre io e mia mamma, grande donna creativa, incominciavamo a sognare il carnevale, il teatro dove esprimere i sogni e tutta la creatività. Lei era una sarta amatoriale ma conosceva l’arte della sartoria molto bene, il carnevale era quindi una grande occasione per esprimersi appieno. 

Io naturalmente ero la sua assistente. Era un grande gioco che mi appassionava e mi proiettava in altri mondi. Potevo essere Maria Antonietta oppure Mata Hari o la Regina di Cipro. Da Shahrazad alle Danzatrici di Bali al grande viaggio di Marco Polo. Usava il gioco per insegnarmi anche a sognare, a vivere e ad esprimermi. Io e i miei amici di gioco diventavamo una grande compagnia teatrale dove il teatro era piazza San Marco. Avendo scelto i vestiti per tutti mi sono ritrovata a fare la regia ed era una gioia infinita. 

Come dicevo, mi immergevo in un altro mondo, ero Shahrazad o Maria Antonietta o ancora Elisabetta I d’Inghilterra. Tutte donne che ho conosciuto molto bene, perché ovviamente prima di mettersi a confezionare un abito bisognava entrare nel personaggio. Vivevo questo sogno straordinario ogni anno, e in qualche modo ha segnato tutta la mia vita.

Quanto tempo ci vuole, in media, per la creazione di un suo abito? Dalla stesura dell’idea (quindi dal disegno) all’abito completato? 

È molto difficile dare dei tempi anche perché io non mi pongo un limite. Se c’è un abito che fa per me devo lasciare tutto il tempo possibile. Si è immersi nell’ispirazione e a volte, se non viene, si lascia fermo da una parte per poi riprenderlo e finirlo. Un abito del ‘700 da uomo, con tutte le decorazioni e le rifiniture, richiede circa un mese di tempo, prove comprese.

Quando una persona sceglie l’abito dopo va anche modificato per la taglia e la misura della persona?

Certamente. L’abito si può acquistare già fatto, si può far fare su misura o si può semplicemente noleggiare. Sempre si modifica sulle misure del cliente.

Tra centinaia di abiti ce n’è uno a cui è affezionata in modo particolare?

L’ultimo [NdR ~ ride]. Io mi affeziono sempre a quello che sto facendo. Adesso sto perfezionando l’abito che rappresenterà il Ballo del Doge il prossimo anno, è questo che mi sta appassionando e a cui ho dedicato più tempo.

Ci racconta invece com’è nata l’idea del Ballo del Doge di cui è stilista e ideatrice?

A un certo punto della mia vita abbandonai il lavoro che in qualche modo non mi dava più la soddisfazione vera, cioè non ero completamente felice di quello che facevo: ero corrispondente di lingue. Acquistai un piccolissimo negozio e non avendo molti mezzi, lo restaurai e chiesi a una mia amica di aiutarmi col cucito e nel produrre gli articoli che avrei dovuto vendere. Da lì ho cominciato a produrre le mie creazioni insieme a lei. A un anno e mezzo dall’apertura entrò nel mio negozio un regista della BBC insieme a Terry Jones, del famoso Monty Python’s; volevano girare uno spot per la British Airways. Successivamente mi parlarono di un film documentario che doveva illustrare la IV Crociata. Dovevano rappresentarlo in una festa, o meglio, la festa doveva rappresentare tutta la crociata e quindi mi chiesero se gli potessi segnalare a Venezia qualcuno che li potesse aiutare in questo progetto televisivo. In realtà era talmente bello per me, che mi sono proposta io con grande incoscienza, pur non avendo mai fatto televisione. Loro non avendo un grande budget e visto il mio grande entusiasmo accettarono. Feci i costumi per tutti e mi cimentai per la prima volta nelle scenografie. Alla fine di tutto il regista disse: «Bravissima Antonia, stupendo, questo è il ballo del Doge».In realtà mi aveva dato un grande suggerimento. In quel momento capii che era una cosa bellissima; i miei amici erano ignari di essere comparse non pagate e mi dissero che volevano ritornare a farlo anche l’anno successivo. Così è nato il Ballo del Doge.

Quanto tempo ci vuole per prepararlo?

Si prepara da un anno all’altro; tutto l’anno e anche in estate organizziamo altre feste private (piccole e grandi) che lo supportano.

Come sceglie il tema o la favola ogni anno?

La scelgo io. In realtà quando non ci penso, il titolo mi si presenta davanti. 

Afferma che in ogni donna c’è una Regina. Lei che Regina si sente?

La Regina dei sogni.

Artigiana, stilista, imprenditrice ma anche designer, creatrice, produttrice e regista del Ballo del Doge. Qual è il ruolo che sente più suo?

In realtà sono tutto questo e nulla di tutto. Io sono Antonia, ma coadiuvata da un grande team che ho formato negli anni e che è veramente il mio orgoglio. La cosa importante per me è riuscire a trasmettere. Mi piace tutto e qualsiasi cosa mi appassiona.

Durante la sua carriera ha visto cambiare le mode ma ha visto cambiare anche i gusti dei suoi clienti?

È vero che seguo i gusti dei clienti e del Ballo, però grandi differenze non le ho proprio sentite. Ho continuato a proporre il mio stile e non ho mai seguito le mode.

Nella sua carriera ha incontrato personaggi straordinari. Quale ricorda con più affetto? E quale avrebbe voluto incontrare ma non è riuscita?

Ricordo tutti con molto affetto. Ne ho incontrati veramente tanti, ma quelli che hanno segnato la mia vita, mi spiace dirlo, non sono quelli degli incontri occasionali piuttosto quelli della mia sfera privata e personale. Quelli che hanno lavorato con me, che hanno lottato, si sono entusiasmati e hanno condiviso con me la mia passione giorno dopo giorno. 

Di pregi siamo convinti ne abbia molti. Ma qualche difetto da confessare c’è?

Sì, sì, sono permalosissima. Ma poi ci rifletto e torno sui miei passi e lo faccio sapere all’interlocutore. 

Poi un altro difetto è che non riesco ad avere la misura dei costi. Se una cosa mi piace e penso sia giusta nella mia visione creativa, allora la prendo; se la voglio, la voglio fino in fondo. 

Inoltre, sono molto ostinata e testarda che può essere sia un pregio che un grande difetto. 

Ancora un altro difetto, non avere una vera vita privata per la dedizione totale al lavoro. Questa è una cosa che mi rimprovero perché così ci si priva di molti affetti. 

Difetti ne ho tanti. Sono ritardataria; mi immergo talmente tanto in ciò che sto facendo, che non mi accorgo del tempo che passa e mi distraggo.

È religiosa? Prega?

Sì, prego anche se non sono praticante.

Quale sostegno ha dato alla sua vita questa fede? Nel lavoro, nelle scelte quotidiane; nelle sfide con le quali ogni giorno ci si deve confrontare.

Mi ha dato forza e la capacità di saper perdonare. La forza che è dentro ognuno 

di noi è la soluzione a tutto ed è data dalla fede, essa ci sorregge sempre, anche nei brutti momenti non mi ha mai fatto sentire sola.

Senza retorica, quali sono i valori secondo lei fondamentali per una vita serena?

Soprattutto il rispetto reciproco; la capacità di sdrammatizzare sempre perché la vita è piena di drammi; vedere sempre tutto un po’ relativo; non giudicare mai e proiettarsi nei propri sogni perché quello è un rifugio veramente inattaccabile.

Ultime domande prima di salutarci: se potesse parlare a quella bambina che si è innamorata della magia del carnevale, che cosa le direbbe?

Direi continua Antonia che i sogni sono forever”.

E a una bambina/ragazza dei giorni nostri?

Di seguire sempre il proprio cuore e soprattutto di non mollare mai.

Grazie.

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