giovedì, Settembre 29, 2022

Antieroe Cook, il navigatore di emozioni

Ragnar Lothbrok, Thomas Shelby, Rust Cohle, Walter White sono alcuni dei più rinomati protagonisti antieroi delle serie tv degli ultimi anni

Tuttavia tra tutti loro quello che permette una maggior vicinanza affettiva con lo spettatore è anche quello meno conosciuto. Un teppistello di un quartiere dimenticato di Bristol, col vizio della rissa, del bicchiere in più e delle avance sconsiderate verso ogni essere umano dal sesso differente dal proprio: James Cook della serie Skins.

Questo personaggio è portavoce di una domanda implicita, interna a ogni antieroe: “Sapete perché sembro così cattivo?” Molti di loro, oltre che mostrarcelo, ce lo spiegano. Per quanto riguarda Cook, dobbiamo capirlo.

Cook è uno dei protagonisti adolescenti (insieme ad altri otto coetanei) della seconda generazione della serie capolavoro Skins, distribuita per la prima volta da MTV il 22 gennaio 2009.

Come Goffman ne Il rituale dell’interazione, vedremo per ognuno dei protagonisti le differenze tra le maschere della ribalta e le problematiche realtà del retroscena, che ci aiuteranno a capire di più, a giudicare di meno e a ricordare gli anni più spensierati della nostra vita con occhi nuovi.

Non è un caso che i personaggi incarnino qualità e difetti di qualsiasi stereotipo di adolescente: dalla lesbica bullizzata al nerd visionario, dalla bella tormentata fino al bullo del paese. Questo è stato reso possibile soprattutto grazie alla sensibilità e alle penne di Jamie Brittain e Bryan Elsley. Padre e figlio, non a caso.

La serie naviga con maestria nella psiche adolescenziale, alternando fatti che accadono nel gruppo dei ragazzi, a quelli di ognuno di loro a casa con i genitori, sottolineando un peso specifico e fondamentale delle scelte di questi ultimi sulla definizione caratteriale dei figli che, in giovane età, non sono nient’altro che libri aperti.

Cook invece sembra un libro chiuso a chiave, dalla imperscrutabile natura, dalla rozza stoffa e dalla quarta di copertina all’apparenza preoccupante.

Il padre è scappato, la madre si fa fatica ad appellarla con qualcosa di diverso da “stupida” e “di facili costumi”. Il risultato di questa assenza genitoriale è un disastro sociale.

Una figura simile a migliaia di altri che noi tutti avremo incontrato durante la nostra giovinezza, o che magari siamo stati in prima persona. Tuttavia, come impariamo dalla prigione claustrofobica del film Il Cavaliere Oscuro: «non vi può essere disperazione, senza speranza».

Cook, più di tutti, ha un immenso bisogno d’amore scaturito dalla sua assenza. Solo non sa come dimostrarlo.

Sin dal giorno in cui Cook ha mostrato il suo pene con relativo tatuaggio annesso davanti a tutta la scuola abbiamo capito chi avevamo davanti.

Ne abbiamo definitivamente avuto la conferma quando accetta, senza batter ciglio, la sfida “a prova di teppista” di Effy: un test per maschi alfa condito di bravate che farebbe rabbrividire persino Stifler di American Pie. La sfida è stata estesa anche a JJ e Freddie, i migliori amici di James, ma Cook in questo campo non ha rivali, così spazza via facilmente la concorrenza e ottiene il “Premio” — chi ha visto la serie concorderà con la scelta della “p” maiuscola.

Nonostante sia iniziato come un gioco, James si innamorerà della enigmatica Effy, innamorata però a sua volta del suo migliore amico Freddie. Da questo momento — e per un bel pezzo — vedremo solo la maschera che Cook si è cucito sui punti di una mancanza d’affetto.

Attaccherà rissa con un mafioso, metterà a rischio la vita dei suoi amici, se ne infischierà dei loro sentimenti in più di un’occasione, rischierà persino di picchiare per sbaglio JJ e tratterà tutti come oggetti per i suoi scopi, per poi infine venire cacciato dal gruppo.

Nonostante tutto, queste esagerazioni non lo relegheranno mai alla lista nera dei personaggi insopportabili o semplicemente al ruolo dell’antagonista. Si proverà sempre un’innegabile simpatia dinanzi a quel suo sorriso canaglia. Anche perché, parallelamente a quelle malefatte, si capirà che ogni suo errore è alimentato dall’ennesimo rifiuto sentimentale ricevuto e amplificato dal motivo di quel rifiuto: ossia il suo migliore amico, Freddie.

Il suo rifugio per aggrapparsi alla vita sarà la ricerca di chi in primis è scappato da lui, cioè suo padre. Ecco che qui Cook, ai nostri occhi muterà definitivamente forma. Lo vedremo nella sua immensa recondita fragilità, nel non capire come farsi amare e cambiare il corso degli eventi, poiché quegli eventi hanno il nome di una maledizione di origine genetica. Lui vuole bene al padre, non ci può fare niente, nonostante egli sia ciò che di più spregevole possa esistere.

Cook è vittima e carnefice nel tortuoso meccanismo dove l’odio talvolta può generarsi da una mancanza d’amore, tanto quanto un fortissimo bisogno d’amore si crea dall’odio che noi riceviamo.

Cook è tutto questo, è tutto qui. E forse è proprio questa differenza tra loro due che gli fa capire cosa non è. Lascerà quell’agognato, quanto legittimo, bisogno d’amore e, come il suo celebre omonimo, solcherà il mare accompagnato dal vento di un nuovo possibile destino e dai suoi migliori amici che mai lo avevano realmente abbandonato.

Il nostro processo di immedesimazione con il personaggio e di comprensione terminerà quando Cook ritrova la madre e il fratello minore, Paddy Cook. Il suo unico punto fermo nella vita, un invisibile e non esplicito ago della bilancia tra una pericolosa quanto buffa precarietà, e il male assoluto. James si prenderà cura di lui, a modo suo. Ne è capace in fondo. Purtroppo per lui, anche qui la mancanza d’affetto genitoriale si fa opprimente e James sbotta.

Sembra la parabola discendente di un fato crudele che vuole Cook destinato a provare odio e non essere un ragazzo dalla vita “normale”, ma un Ulisse moderno che naviga tra le tortuose pieghe delle emozioni e non gli è consentito fermarsi sotto alcun tetto o relazione duratura.

Tuttavia, il male non sempre vien per nuocere e grazie all’ormai dichiarata storia d’amore di Freddie ed Effy, James impara ad accettare che per quanto si combatta non si può chiedere di essere amati, e impara a convivere con la sua mancanza. 

Con un finale in salsa shakespeariana, nell’eco di un’ipotetica voce ammonitrice che sussurra: «le gioie violente, hanno fine violenta», Cook darà il timbro di prova che lui ha sempre amato i suoi migliori amici.

Solo non sapeva dimostrarlo.

>> A Settembre nella rubrica FILMOLOGY vedremo “Perle Sconosciute”.

Alla prossima!

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