domenica, Settembre 6, 2026

Amarone della Valpolicella

Un nome insolito per un vino che non è proprio “amaro”. La nascita del vino Amarone si deve a un errore di cantina o, meglio, dimenticanza, dell’enologo della cantina sociale di Valpolicella durante la produzione del Recioto. Nel 1936 Adelino Lucchese, capocantina, ritrovò una botte di fermentazione del Recioto che aveva superato le tempistiche previste, e trasformato in alcol tutti gli zuccheri presenti nel mosto a favore di un gusto secco.

Il vino che ne scaturì al primo assaggio risultò “amaro” rispetto al Recioto: l’Amarone.

Un vino la cui tecnica ha ispirato la produzione di vini di altre zone d’Italia e del mondo, l’Amarone da disciplinare deve essere ottenuto da Corvina Veronese dal 45% al 95%.

È ammessa la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%; Rondinella dal 5% al 30%; altri vitigni a bacca rossa non aromatici nella misura massima del 15%; altri vitigni classificati autoctoni italiani a bacca rossa, ammessi per la Provincia di Verona per il rimanente quantitativo del 10%.

La zona di produzione è ben delimitata e ricopre la fascia pedemontana della provincia di Verona, dal lago di Garda alla provincia di Vicenza; all’interno troviamo la sottozona Classico, la più antica e storica che comprende i comuni di Negrar, Sant’Ambrogio Fumane e San Pietro in Cariano, e la sottozona Valpantena che comprende l’omonima vallata. 

Vitigno: Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella e altri vitigni a bacca rossa non aromatici e autoctoni

Colore: dal rubino al granato 

Sapore: caldo, morbido, di corpo

Volume alcolico: minimo 14%

Il metodo con cui viene prodotto l’Amarone è antico, affonda le sue radici a 2000 anni fa: l’uva appena raccolta viene riposta nei “fruttai”, solitamente posizionati all’ultimo piano della cantina o in spazi con grandi finestre per consentire la massima aerazione. Le uve restano per un periodo variabile che va dai 100 ai 120 giorni, perdendo circa il 40% del peso e concentrando gli zuccheri.

Il corpo dell’Amarone lo rende adatto a essere abbinato a piatti strutturati e complessi. I più comuni riguardano brasati, spezzatini e stracotti, anche di selvaggina, la robustezza bilancia i sapori intensi di cervo e cinghiale. L’abbinamento regionale più tipico è invece con la Pasta e fasoi.

Uno degli accostamenti più riusciti è sicuramente con un formaggio molto stagionato, come il Parmigiano Reggiano con stagionatura oltre i 60 mesi; i due si sposano perfettamente e il palato ne sarà deliziato.

Possiamo portare l’Amarone anche a fine pasto in accompagnamento a un cioccolato fondente, l’amarezza e complessità vengono bilanciate dalla morbidezza e dalle note speziate del calice.

La temperatura di servizio può variare tra i 18°C e 20°C, il calice più indicato è un calice di grande ampiezza.

Le cantine

Tedeschi

Una famiglia con un ruolo pionieristico nella Valpolicella, con un impegno costante nello studio della vigna, dei terroir, e collaborazioni con università da tutto il mondo. I primi cenni della cantina risalgono al 1630 e, oggi, il padre Lorenzo e i figli Sabrina, Antonietta e Riccardo conducono la cantina interpretando al meglio i loro territori e le esigenze della natura. Importante il lavoro sulla zonazione, ovvero lo studio pedologico dei vigneti, che è il punto di partenza necessario per una viticoltura di qualità.

Pietro Zardini

Pietro, enologo e viticoltore, è uno dei personaggi e una delle cantine della Valpolicella da conoscere. Oltre all’amore che mette nella sua vigna, Pietro è stato uno dei primi a riscoprire e affinare in anfora un vino come l’Amarone, tanto da tenerlo al segreto fino a quando la prima bottiglia non è stata commercializzata. Negli ultimi anni ha ricevuto importanti premi internazionali che hanno portato il suo vino in tutto il mondo.

Buglioni

«Il vino è una passione per noi. Devi seguire la natura e devi toccare», sono le parole di Mariano Buglioni, titolare dell’omonima cantina. Nel panorama veronese è una delle cantine più attive sia a livello di ristorazione — con la famosa Enoteca del Bugiardo nel centro di Verona, o Locanda Buglioni a San Pietro in Cariano — sia a livello di eventi e di wine experience. I suoi vini portano nomi come Il Lussurioso, Il Bugiardo, Il Narcisista, una nuova generazione di Valpolicella.

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