La forza della spontaneità
Ciao Alice, grazie di essere qui. La tua vittoria a Miss Italia nel 2015 ti ha catapultata in un vortice di visibilità e forti pressioni. Guardando indietro, come hai affrontato quel momento e cosa ha insegnato alla donna che sei oggi?
Non ricordo quel periodo con la leggerezza e la serenità che forse ci si aspetterebbe da un momento così importante. La vittoria a Miss Italia è stata bellissima, ma tutto quello che è arrivato dopo è stato anche molto forte da affrontare, soprattutto perché ero giovanissima. Venivo da una realtà molto semplice: non ero quasi mai uscita dal mio paese, e il mio mondo girava intorno alla scuola, alla famiglia e al basket. Improvvisamente mi sono ritrovata esposta, osservata, giudicata, catapultata in un mondo adulto, fatto di viaggi, persone nuove, responsabilità e pressioni che non conoscevo. Sono stati mesi duri, ma mi hanno fatto crescere velocemente. In quel momento la mia famiglia è stata fondamentale. Mi ha ricordato i valori veri della vita: la forza, la gentilezza, l’altruismo e il rispetto per se stessi. Mia madre, in particolare, mi ha insegnato una cosa che porto ancora con me: le critiche non devono farci del male quando arrivano da persone che non ci conoscono davvero. Solo chi ci ama e ci conosce profondamente può aiutarci a migliorare attraverso una critica costruttiva. Tutto il resto, soprattutto quando arriva da chi ci guarda solo da fuori, bisogna imparare a farselo scivolare addosso. Un altro grande sostegno è stato Gabriele, oggi mio marito, al tempo fidanzato. È entrato nella mia vita in punta di piedi, con una delicatezza e una gentilezza rare. Mi ha sempre fatta sentire bellissima e speciale, anche nei momenti in cui io mi sentivo fragile, cambiata, lontana da me stessa. È stato una vera boccata d’aria fresca in un periodo in cui avevo bisogno di ritrovarmi.

C’è un’esperienza lavorativa in particolare che senti ti abbia lasciato il segno più profondo?
Sono tante ad avermi lasciato un segno. Lavoro nel mondo della moda da quando avevo tre anni: ho iniziato prestissimo, poi mi sono dovuta fermare intorno agli otto anni perché ero troppo alta rispetto alle mie coetanee, e ho ripreso il mio percorso da modella dopo la vittoria a Miss Italia. Ho moltissimi ricordi legati a questa lunga carriera, molti dei quali appartengono proprio alla mia infanzia. Ricordo le sfilate con Roberto Cavalli, durante le quali ci veniva sempre regalato un oggetto legato alla sfilata appena terminata. Ricordo anche con grande affetto Agatha Ruiz di Prada, che ci faceva sfilare spesso con abiti e peluche ispirati al mondo animale (li ho sempre amati tanto). Un altro momento che porto nel cuore è la felicità di mia madre quando, da bambina, sono finita a Times Square, su uno dei grandi cartelloni, grazie a una campagna pubblicitaria che avevo scattato a Firenze. Sono immagini che conservo con grande affetto, perché fanno parte dell’inizio del mio percorso e mi ricordano quanto questo lavoro sia entrato presto nella mia vita. Oggi, ogni volta che arrivo su un nuovo set, amo conoscere persone, ascoltare storie ed entrare, anche solo per qualche ora, nell’universo di un brand. Ci sono aziende a cui sono molto legata, perché negli anni si è creato un rapporto non solo lavorativo, ma anche umano e di fiducia. Proprio per questo collaboro con alcuni brand da molto tempo, e questo per me ha un valore enorme. È stato bellissimo, ad esempio, essere per tre anni il volto della campagna Collistar, un brand italianissimo, proprio come me. Amo viaggiare e considero una grande fortuna unire questa passione al mio lavoro.
Lavorare a Parigi — una città che amo e che riesce ogni volta a lasciarmi a bocca aperta — in Germania e in altri Paesi europei mi rende molto orgogliosa del percorso che ho costruito. Credo che ogni set e ogni lavoro mi abbiano lasciato qualcosa: un incontro, un’emozione, una consapevolezza, un piccolo tassello in più della donna e della professionista che sono oggi. Forse è proprio questo il segno più profondo: non una singola esperienza, ma la somma di tutte quelle vissute. Una cosa curiosa, però, è che non guardo quasi mai le foto prima dell’uscita di una campagna. Sul set non sbircio gli scatti perché finisco sempre per trovarmi qualche difetto. Preferisco fidarmi del team, vivere il momento e scoprire il risultato finale quando la campagna viene pubblicata.
È appena iniziato il tuo nuovo programma televisivo su Food Network (Discovery Warner Bros) intitolato In Cucina con la Bisnonna: come è stato lavorare con la bisnonna Augusta di 102 anni?
È stato un piccolo sogno che sono riuscita a realizzare: avere un programma tutto nostro, io e la mia bisnonna Augusta. Negli anni ci siamo divertite spesso a registrare video insieme in cucina, che poi caricavamo su YouTube, ma lì era tutto molto più semplice. In cucina eravamo solo io e lei, nel nostro ambiente, senza pressioni. Quando le ho detto che avremmo avuto un programma nostro, all’inizio mi ha risposto: «Assolutamente no, ma sei matta?». Poi sono riuscita a convincerla, anche se aveva un po’ di ansia da prestazione.
La sua preoccupazione principale sul set non era tanto la telecamera ma assicurarsi che i cameramen e tutte le persone dietro le quinte mangiassero quello che lei cucinava. Questa cosa mi ha fatto sorridere tantissimo perché racconta perfettamente chi è. È stato molto divertente, emozionante e stancante, ma nonostante i suoi 102 anni la bisnonna Augusta si è fatta valere. Io sono cresciuta in una famiglia molto unita, per noi il pranzo della domenica dalla bisnonna è sempre stato un momento sacro. Lei cucina divinamente e negli anni ha inventato anche ricette tutte sue, piatti che sanno davvero di casa. Per questo mi sembrava bellissimo poter aprire le porte della famiglia e tramandare le ricette anche a persone che non fanno parte della nostra storia. Sono quelle ricette che profumano di casa, di sugo che invade la cucina delle nonne già dalle otto del mattino, di tavole apparecchiate, di famiglia riunita. Pensare di avere un giorno questi video e queste ricette da far vedere ai miei figli o ai nipoti è una cosa davvero dolce. È un modo per conservare la sua voce, i suoi gesti, una delicata traccia della sua persona.
Oltre ai riflettori, hai sempre mantenuto un legame fortissimo con lo sport, in particolare con il basket. Cos’è per te oggi?
Non avrei mai voluto lasciare davvero questo meraviglioso sport, perché il basket mi ha insegnato moltissimo e ha contribuito a formare la persona che sono oggi. Gli insegnamenti più importanti che mi porto dietro sono la determinazione, la disciplina, il senso di squadra, l’appartenenza a un gruppo e, forse più di tutto, il valore del sacrificio. Il basket mi ha insegnato che senza impegno e costanza difficilmente si raggiungono risultati importanti. Nello sport impari presto che devi esserci, allenarti, rispettare i compagni, accettare anche le sconfitte e continuare a lavorare. È una mentalità che ho portato con me anche nel lavoro e nella vita. Quando ho lasciato il basket agonistico per seguire la mia carriera, in realtà ho continuato a orbitarci intorno.
Ho avuto il piacere di lavorare come presentatrice sportiva per Eurosport. Un anno molto bello, perché seguivo la Serie A maschile, ero spesso a bordo campo e potevo raccontare e commentare le partite accanto a grandi nomi di questo sport. Naturalmente il basket è rimasto nella mia vita anche attraverso Gabriele. Non mi definisco né la sua prima né la sua seconda tifosa, perché quei posti li lascio volentieri alla sua mamma e al suo papà, ma sicuramente posso dire di essere la terza tifosa più sfegatata.
Due anni fa ho provato anche a rimettermi in gioco, tornando in campo per disputare il campionato a Varese. È stata una bella esperienza, ma poi ho dovuto fermarmi di nuovo, perché lavorando spesso fuori non riuscivo a garantire la costanza che la squadra merita. Per come sono fatta, se non riesco a dare continuità mi sembra di fare le cose a metà, e non mi sembrava giusto occupare un posto in panchina togliendo magari spazio a un’altra giocatrice più presente. Oggi il basket resta per me una filosofia. E anche se non mi vedete in campo, mi troverete sicuramente sugli spalti a tifare mio marito.

In questo flusso continuo di progetti, che ruolo gioca la tua famiglia?
La famiglia per me è la parte principale di tutto. È il mio baricentro, il mio porto sicuro, il luogo emotivo in cui torno sempre, anche quando sono lontana fisicamente. Amo viaggiare, amo il mio lavoro e amo tutto quello che sto costruendo. Ma allo stesso modo amo tornare a casa e sapere che ci sono persone che mi aspettano, che mi conoscono davvero e che mi amano per quello che sono non per quello che faccio. Credo che senza la mia famiglia tante cose avrebbero meno senso. È per loro, e grazie a loro, che trovo la forza di affrontare i momenti più intensi, le assenze, i viaggi e i cambiamenti continui. Mi ricordano da dove vengo e mi aiutano a non perdere mai il centro. In fondo faccio tutto questo anche per costruire il futuro che sognavo da bambina: una vita piena, autentica, con radici forti e con una famiglia mia. E oggi quel sogno significa anche costruire, passo dopo passo, la mia famiglia con Gabriele.
Spesso i personaggi pubblici mostrano solo la parte patinata della propria vita, tu invece dai spazio anche alle vulnerabilità. Possiamo dire che lanci un messaggio di reale accettazione di sé.
Credo che chi ha una voce pubblica abbia anche una piccola responsabilità. Non significa dover raccontare tutto della propria vita, ma scegliere di essere il più possibile onesti. Io non voglio mostrare solo la parte bella, perfetta, patinata, perché quella non è mai tutta la storia. Mi piace pensare che, parlando anche delle mie fragilità, possa aiutare una ragazza a sentirsi meno sola, meno sbagliata, e magari a guardare le proprie insicurezze con più dolcezza. A volte ciò che viviamo come un difetto o una debolezza può diventare una parte importante della nostra forza, se impariamo ad accoglierlo invece di combatterlo continuamente. L’accettazione di sé inizia quando smettiamo di rincorrere un’idea irraggiungibile di perfezione e cominciamo a volerci bene nella nostra realtà: nel corpo, nei pregi, nei limiti e in tutta la storia del nostro percorso. I social possono essere meravigliosi, ma spesso ci portano a confrontare la nostra intera vita con pochi secondi selezionati della vita degli altri. E questo può farci dubitare di noi, di quello che stiamo costruendo, del valore della nostra quotidianità. Per questo, quando posso, cerco di usare le mie piattaforme per ricordare che la vita patinata non esiste, così come non esiste la perfezione. Esiste la vita vera, fatta di momenti belli, difficoltà, cadute, ripartenze e imperfezioni. Imparare ad accettarsi è uno dei regali più grandi che possiamo fare a noi stessi.
Come riesci a bilanciare le scadenze lavorative con il bisogno di tempo per te stessa?
Quando sono con la mia famiglia spesso mi dimentico anche del telefono: finisco i lavori, rispetto le scadenze, ma poi sento proprio la necessità di staccare completamente. Credo che riuscire a bilanciare lavoro e vita privata sia fondamentale, altrimenti si rischia di correre sempre senza riuscire davvero a essere felici. Viviamo in una società che ci spinge continuamente a fare, produrre, esserci, dimostrare qualcosa. Invece, secondo me, va bene anche fermarsi. Va bene non fare nulla per un po’, prendersi del tempo, respirare, stare semplicemente con le persone amate o con noi stessi. Mi è rimasta impressa una conversazione con una mia amica. Avevamo appena finito di consegnare tutti i lavori che dovevamo fare e lei mi disse: «Io non riesco a stare ferma sul divano senza fare nulla, mi sembra di sprecare tempo». Io le risposi: «Perché? Hai lavorato, hai portato a termine quello che dovevi fare. È giusto anche concedersi una pausa». Credo che a volte confondiamo il valore personale con la produttività, come se fossimo utili solo quando siamo impegnati o quando stiamo facendo qualcosa. Invece c’è tanta bellezza anche nello stare tranquilli, nel pensare, nel godersi un momento senza riempirlo per forza. Per me il tempo per sé non è un lusso, ma una necessità. È quello che mi permette di ricaricarmi, di restare lucida, di tornare al lavoro con più energia e, soprattutto, di non perdere il contatto con la vita vera.
Guardando al futuro, c’è un progetto imminente che non vedi l’ora di svelare o un sogno nel cassetto che senti finalmente pronto a realizzarsi?
Sì, assolutamente. Negli ultimi mesi io e Gabriele stiamo lavorando a un progetto molto grande, forse uno dei più importanti della nostra vita: stiamo dando vita a un podere in Toscana, immerso nella natura, tra ulivi, colline e silenzio. Racchiude tante cose che amiamo. La natura, la buona cucina, il piacere di ritrovarsi, il contatto con la terra, l’accoglienza e il valore del tempo lento. In questa vita che vuole scorrere sempre più veloce, sentiamo il bisogno di costruire un luogo in cui si possa rallentare e respirare. Un luogo in cui riscoprire i piaceri più semplici e veri della vita.
In questo podere potremo ospitare persone, farle dormire, farle mangiare, farle sentire accolte e immerse nella bellezza della campagna toscana, qualunque sia l’occasione che le ha portate da noi.
Più che lavorativo è un progetto di vita. È il tentativo di costruire il futuro che abbiamo sempre desiderato: una casa con un’anima. Siamo ancora all’inizio e ci stiamo mettendo entusiasmo, fatica e tanta responsabilità. Spero che possa prendere forma nei prossimi due anni, ma già sento che ha molto da raccontare.
