domenica, Settembre 6, 2026

Alex Polidori

[Si legge in 7 min. 14 sec.]

Alex Polidori, 29 anni, artista poliedrico, in grado di muoversi con estrema facilità in diverse arti e forme, nelle vesti di doppiatore, attore e cantautore. Cresciuto nel mondo dello spettacolo, esordisce da bambino in Bravo Bravissimo e partecipa a Sanremo 2003 con l’interpretazione del surreale sindaco di Scasazza, al fianco di Nino Frassica. Nel tempo recita in fiction e sitcom come Il Bello delle Donne e Fiore e Tinelli, dimostrando versatilità e carisma, ma forse è nel doppiaggio che trova una sua dimensione più profonda. Abbiamo conosciuto un Alex giovanissimo con la voce di Nemo e di Koda, due grandi personaggi animati, e dal 2016 è la voce di Tom Holland (Spider-Man) in quasi tutti i suoi film; dal 2017 presta la sua voce anche a Timothée Chalamet in film come Chiamami col tuo nome, Un giorno di pioggia a New York, Lady Bird, Wonka e Dune.

Film, animazione, serie televisive, la sua carriera di doppiaggio è costellata da innumerevoli interpretazioni, in grado di mettere in risalto le sue mille sfaccettature, ritratti di un’anima vibrante, carica di energia e ricca di personalità. 

Alex Polidori, hai iniziato da piccolissimo tra doppiaggio e tv. Come è nato tutto? Raccontaci un po’ dalle origini questo tuo percorso straordinario.

Ho iniziato davvero presto, avevo circa 4 anni quando mio fratello Gabriele, che è anche lui doppiatore (ora direttore di doppiaggio), lavorava già nel settore. I miei genitori mi portavano con lui agli studi di doppiaggio e, alcuni addetti ai lavori vedendomi incuriosito da quel mondo, mi hanno fatto provare. Da lì è partito tutto. Ricordo qualche flash delle prime volte al leggio: ero piccolissimo, ma quel microfono mi ha affascinato subito. Parallelamente ho fatto tanta tv grazie anche a Nino Frassica che mi ha coinvolto in tanti sketch comici, tra cui quello del sindaco di Scasazza, al Festival di Sanremo nel 2003. Una cosa folle!

Nella tua carriera da doppiatore, ormai da oltre 25 anni, tra tutti i ruoli che hai ricoperto a quali resti più legato e quale a tuo avviso ti rappresenta di più?

Sono legato a tantissimi personaggi perché ognuno mi ha lasciato qualcosa. Sicuramente Spider-Man è uno di quelli che mi ha segnato di più: doppiare Tom Holland nei film del Marvel Cinematic Universe è stata una responsabilità enorme, ma anche un sogno realizzato. Poi c’è Timothée Chalamet, un attore straordinario con cui sento di avere un bel legame artistico, dato che lo doppio ormai da anni. E non posso non citare Finn di Adventure Time, perché mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza, un periodo un po’ complesso perché ho fatto un cambio di voce importante che ho dovuto imparare a gestire, non senza difficoltà. Se dovessi sceglierne uno che mi rappresenta di più… forse proprio Spider-Man, perché è un buono, incarna la voglia di mettersi in gioco sapendo di avere delle capacità, il senso di responsabilità, ma rappresenta leggerezza, entusiasmo e simpatia.

Da anni sei la voce di Timothée Chalamet, anche nell’ultimo film A Complete Unknown dedicato a Bob Dylan. Come è stato affrontare questo lavoro e che effetto ti ha fatto sentire la responsabilità di essere la voce di Bob Dylan per l’Italia?

Doppiare Timothée è sempre una sfida stimolante, perché è un attore che mette tantissime sfumature nelle sue interpretazioni. Con A Complete Unknown è stata una bella sfida, perché c’era da rispettare il match vocale per legarsi alle parti cantate rimaste in originale, dovevano trovare una vocalità un po’ nasale che però non facesse l’effetto “macchietta”, e in più l’articolazione di Chalamet, in linea col modo di parlare di Dylan, era quasi assente, e inserire parole italiane in maniera naturale su quella bocca quasi ferma non è stato facile per niente. Ma proprio per questi motivi è affascinante lavorare su questo progetto. Sicuramente è una grande responsabilità, ma anche un onore prestare la voce a un personaggio così iconico.

Come dicevamo la tua voce è anche quella di Spider-Man. Ti chiedono tutti un saluto alla “Uomo Ragno”? Cosa si prova a essere un’icona anche per i più piccoli?

Sì, me lo chiedono spesso! Ed è bellissimo, perché Spider-Man è un personaggio che ha segnato l’infanzia di tantissime persone, proprio come ha segnato la mia carriera. Sapere che la mia voce è legata a un eroe così amato, soprattutto dai più piccoli, è un’emozione incredibile. A volte quando mando un messaggio vocale o faccio la voce a qualcuno che me la chiede, mi rendo conto che pochi secondi del mio tempo, poche parole, possono davvero far vivere alle persone una grande emozione. Mi è capitato di farlo anche negli ospedali, per bambini che stanno lottando, che non hanno avuto molta fortuna, e spesso una semplice frase di incoraggiamento dal proprio eroe preferito gli cambia davvero la giornata. Lo considero un piccolo superpotere. 

Come si svolge la giornata tipo di un doppiatore? Vogliamo sapere tutto! Quanto studio c’è dietro al personaggio e come si svolgono i turni di doppiaggio? (Raccontaci un po’ il dietro le quinte)

Ogni giorno è diverso, perché dipende molto dai progetti in corso. In genere la giornata è piena di turni di doppiaggio, che possono essere anche più di uno al giorno e su prodotti audiovisivi diversi. Ogni turno dura tre ore, lavoriamo in squadra con altre tre figure professionali: direttore del doppiaggio, assistente e fonico. Non vediamo il film nella sua interezza ma solo le scene in cui parla il nostro personaggio, un “anello” alla volta, così si dice in gergo per indicare una porzione di scena.

Oltre al doppiaggio sei anche attore e cantautore. Dove trovi il tempo di fare tutto?

Bella domanda. Cerco di organizzarmi al meglio, anche se non è facile. Il doppiaggio è il mio lavoro principale, ma la musica è una parte fondamentale di me, quindi trovo sempre il tempo per scrivere, registrare e portare avanti i miei progetti musicali. A volte le passioni si uniscono nel doppiaggio cantato, cosa che mi capita spesso di fare, ed è la cosa più bella. In Wonka, ad esempio, ho doppiato Chalamet cantando anche tutte le canzoni del film. 

La musica è quindi una tua grande passione. Come nasce il tuo progetto musicale e dove trai ispirazione per i tuoi brani?

Scrivo musica da sempre, è il mio modo di esprimermi al cento per cento. Nei miei brani racconto storie personali, emozioni, esperienze di vita. Le mie canzoni sono un po’ delle fotografie di momenti precisi della mia vita. Quando mi esprimo con la musica sento di essere davvero me stesso; è un’esigenza, proprio perché faccio un mestiere artistico in cui non devo e non posso essere me stesso ma qualcun altro, ed è sicuramente una cosa affascinante, divertente, una possibilità di evasione e una sfida sempre stimolante. A volte però ho bisogno di esprimermi per quello che sono e raccontare ciò che vivo e quindi scrivo canzoni e canto. I miei ultimi singoli mi stanno dando buone soddisfazioni e sono entrate anche in alcune playlist editoriali di Spotify, insieme a nomi illustri della musica. 

Sanremo: che ricordi hai dell’esperienza con Nino Frassica? Sogni di tornarci da cantante?

Sanremo è stata un’esperienza bellissima. Lavorare con Nino Frassica da bambino è stato divertentissimo, lui mi ha insegnato a improvvisare, a capire i tempi comici, ma anche a prepararsi bene prima di un’esibizione facendo tante prove. E con lui ho fatto esperienze incredibili per tutta la mia infanzia, da piccolo non me ne rendevo conto così tanto. Ora rivedendo ciò che ho fatto, penso che sia tutto incredibile. E sì, il sogno di tornarci da cantante c’è! Sarebbe un’emozione unica calcare quel palco con un mio brano. Chissà…

Alex al di fuori del cinema e della musica, che persona è? Come ti piace passare il poco tempo libero?

Sono una persona tranquilla, mi piace passare il tempo con gli amici, ma anche stare da solo e vivermi esperienze in solitaria. Amo viaggiare e conoscere persone senza pianificare troppo. Ultimamente ho fatto qualche viaggio on the road senza piani, ed è stato super stimolante. Appena posso scappo via dalla routine della mia città, Roma, che amo e odio. Sono molto tifoso romanista e vado spesso allo stadio, sono un tipo molto ritardatario, distratto e maldestro: ho l’Adhd, e questo mi fa sembrare sempre uno con la testa tra le nuvole, ma in realtà ho il cervello sempre a mille. Tutto questo mi rende anche molto creativo e risoluto, quindi va bene così. 

Progetti futuri e sogni nel cassetto?

Continuare a lavorare nel doppiaggio, far crescere la mia musica e magari, un giorno, esibirmi su palchi sempre più importanti. Quello che spero è di divertirmi sempre facendo ciò che amo. Consolidare questo aspetto negli anni sarebbe un bel traguardo.

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