giovedì, Febbraio 29, 2024

Alberto Bertani

Imprenditore, CEO di Bertani Legno, Presidente Piovese Calcio 

Il mio lavoro consiste nel realizzare un “abito” su misura per ogni nuova abitazione, proprio come un sarto.  Io sono letteralmente nato dentro l’azienda e non mi sono mai visto al di fuori di questo mondo: ho la percezione di costruire qualcosa di concreto.

Buongiorno Alberto, 

la ringrazio per il tempo che ci dedica e comincio subito con la prima immancabile domanda: lei che lavoro fa?

Io mi sento come un sarto, ma invece di disegnare e cucire abiti su misura, faccio tetti in legno. Proprio come gli abiti si devono adattare a ogni singola persona in modo diverso, anche la struttura del tetto va studiata, progettata e costruita in modo unico per ogni specifico edificio. 

Ogni casa è diversa e necessita della giusta copertura, invece di prendere le matasse di stoffa, reperisco le travi di legno in Austria e le adatto.

In breve questo è il mio lavoro.

Come tipo di progetti ci occupiamo principalmente di abitazioni, ma ultimamente stiamo facendo anche molti palazzetti dello sport, palestre, scuole e grandi strutture: anche in questo caso ogni edificio ha caratteristiche diverse e il lavoro è quello di adattare le “matasse di tessuto” a ogni singola opera. 

Può raccontarci come ha fatto una piccola ditta nata dalla tradizione familiare, a trasformarsi in un punto di riferimento per gran parte del Nord Italia?

Bertani Legno nasce nel 1978 da un’idea di mio padre, aiutato in parte da mio nonno. All’epoca l’azienda non si occupava di tetti; si trattava essenzialmente di un magazzino che consentiva di operare delle compravendite di legname di ogni tipo. Con lo sviluppo dell’edilizia e il nuovo modo di costruire che ha preso piede negli ultimi 20-30 anni, la nostra azienda ha risposto alle nuove richieste di mercato, più attente alla sostenibilità e alla bioedilizia. L’esigenza non era più quella di una semplice fornitura di materia prima, ma la fornitura e posa in opera di un tetto in legno finito; questo implica una serie di lavorazioni, sagomature, tagli e trattamenti che si sono aggiunti nel tempo a quella che prima era una semplice commercializzazione. 

Nome e location possono essere definiti storici, ma il tipo di lavoro che si svolge ora in azienda è decisamente evoluto rispetto a quello delle sue origini. 

È stato faticoso guidare l’azienda attraverso uno sviluppo di crescita così importante? E quali sono i valori che hanno caratterizzato questo percorso?

Faticoso sì, ma d’altra parte il lavoro è sempre faticoso. Siamo passati da 7-8 dipendenti a 30; abbiamo attraversato un’evoluzione concettuale e tecnica che ha richiesto nuove competenze, nuovi ruoli, con la presenza di ingegneri, progettisti, capi cantiere. Si tratta di una trasformazione vera, profonda, che ha portato con sé un concetto di qualità rinnovato e, soprattutto, una nuova cultura aziendale.

Non posso negare che la transizione sia stata faticosa, ma ha portato tutta una serie di soddisfazioni di cui oggi vado fiero. 

Lavorando nel mondo della bioedilizia e dell’edilizia green abbiamo fatto nostri i valori della sostenibilità e del risparmio energetico: ci riforniamo in Austria (nell’edilizia gli unici, o quasi, che sfruttano questa materia prima di altissima qualità senza mai perdere l’attenzione alla sostenibilità), e per ogni tronco tagliato a scopo edile si piantano due nuovi alberi. Questa attenzione messa in atto dal fornitore, crea un circolo virtuoso e permette di lavorare con un materiale vivo come il legno, senza compromettere il pianeta. Un principio che noi sposiamo appieno. 

Dalle sue parole traspare la passione che mette nel suo lavoro, ma avrà bisogno anche lei di staccare la spina ogni tanto!

L’azienda mi occupa molto, e le confesso che vado poco in vacanza perché anche quando decido di andarci continuo a pensare al lavoro, e alla fin fine non mi rilasso mai. 

Il calore della mia famiglia mi aiuta molto a decomprimere le tensioni, e da qualche anno anche la Piovese Calcio: con grande gioia, tre anni fa sono diventato presidente della società e spesso la sera dopo il lavoro vado a vedere i ragazzi che giocano. Tutto quel verde, l’aria aperta e tutti quei giovani e giovanissimi atleti che si impegnano tanto per raggiungere i propri obiettivi, creano un bacino di raccolta per la tensione, che poi svanisce permettendomi di rilassarmi e rasserenarmi. 

Come sempre concludiamo chiedendo a un imprenditore di successo: cosa è il successo per lei? 

Io non mi sento un imprenditore: c’è tutta una serie di responsabilità e attività derivanti dal mio lavoro che mi definiscono come imprenditore, è vero; ma mi sento una persona normalissima che ha la grande fortuna di fare un lavoro che gli piace e che sente suo da una vita. Io sono letteralmente nato sopra quelli che una volta erano gli uffici dell’azienda, perché anni fa in quel punto c’era l’abitazione dei miei genitori. 

Non mi sono mai visto al di fuori di questo mondo, un mondo che mi sta dando grandi soddisfazioni perché ho la percezione di costruire qualcosa di concreto. E lo faccio ogni giorno con il sorriso, con la voglia di imparare, comprendere e costruire cose nuove. Questo è il successo per me. 

 

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