lunedì, Aprile 15, 2024

A tu per tu con Maurizio Bulleri

Diportista, ex pilota di motonautica, giornalista. Tre modi diversi per raccontare l’amore per il mare, la velocità sulle onde e le imbarcazioni in tutta la loro finezza tecnica ed estetica. 

Maurizio si spinge anche oltre, ci fa scoprire il suono del motore e il valore di ogni elemento. Con i suoi “racconti” ci mostra cosa vuol dire essere al timone, ci rende tutti partecipi di un mondo splendido che merita di essere esplorato e compreso: la nautica.

Grazie Maurizio per averci dedicato il suo tempo. Iniziamo dalle origini:

come è nata la passione per il mare e cosa significa oggi per lei “liberarsi” tra le onde?

Avevo meno di 4 anni quando vidi dalle finestre di casa entrare nel porto di Genova la Michelangelo e la Raffaello, due meravigliosi transatlantici degli anni ’60. Quello è il mio primo ricordo legato alla navigazione, ma la passione è nata intorno ai 14 anni, andando in gommone (un quattro metri e mezzo con un fuoribordo da 25 cavalli) attorno al Promontorio di Portofino. Quelle icone, le due più grandi e lussuose navi italiane dell’epoca e un piccolo battello pneumatico con chiglia gonfiabile, sono i confini della mia passione; provo piacere quando salgo a bordo di un lussuoso megayacht e mi sento libero e felice quando sono seduto su un tubolare che passa sulle onde. Nonostante l’enorme differenza tra queste imbarcazioni, sto ugualmente bene a bordo di entrambe. 

Il mare è la sua grande passione, ma anche il suo lavoro. È uno dei protagonisti (come tester) di The Boat Show, un programma televisivo dedicato alla nautica internazionale. Cosa succede dietro le quinte, tra studio dell’imbarcazione e prove su acqua?

Le barche vanno interpretate, non solo ammirate. Chi le progetta e le costruisce è spinto, più che dal business, dalla passione di realizzare il proprio capolavoro. Per questa ragione, prima di provare una barca cerco di comprendere la sua unicità, cerco di capirla senza giudicarla. Penso sempre che, se è stata disegnata e costruita in un dato modo, ci deve essere una ragione. Salgo a bordo scevro da condizionamenti e aspetto che sia la barca a trasmettermi sensazioni. Ciò che però è più importante per me, è sapere come naviga.

Vedere grandi yacht lussuosi e potenti, ci porta un po’ a sognare il gusto di essere a bordo. Al di là della bellezza e degli aspetti tecnici, cosa vuole trasmettere al suo pubblico quando presenta simili imbarcazioni?

Mi piace valorizzare il lavoro delle persone. Costruire una barca è un esercizio complesso e difficile e tutti coloro che contribuiscono alla sua realizzazione, dal progetto alle finiture, devono dare il meglio, impegnarsi in attività che richiedono capacità soprattutto manuali non comuni. Chi riesce a generare opere meravigliose merita un plauso speciale.

Se è vero che solo pochi possono possedere yacht di lusso, ci sono tante altre possibilità per “esplorare” il mare: gommoni, piccole barche, noleggio con o senza equipaggio…  Può il “grande pubblico” sperimentare in prima persona il mondo e il gusto della nautica?

La nautica può essere per tutti, ma non è da tutti. Si può noleggiare facilmente un gommone con un motore da 40 cavalli, per il quale non è richiesta nemmeno la patente, ma chi lo pilota deve conoscere almeno le regole fondamentali della navigazione e i pericoli, deve ricordarsi di allacciare lo stacco di sicurezza, che i salvagenti si chiamano così perché salvano davvero la vita, che lo scafo e l’elica sono una minaccia per chi fa il bagno, che le condizioni del mare e del tempo possono cambiare improvvisamente e mettere in difficoltà qualsiasi imbarcazione e comandante. 

Una curiosità. Come è nata la sua famosa frase “giù le manette”? C’è un aneddoto in particolare da raccontare?

“Giù le manette” l’ho detto qualche volta nei primi test, usando un gergo tipico di quando correvo in barca. È stato il pubblico a decidere di farlo diventare uno slogan che identificasse il momento cruciale del test di una barca, quello in cui la porto alla massima velocità. Non ha senso per barche lente, ma se non lo dico me lo fanno notare, è come se non avessi completato la mia prova e oggi mi diverte dirlo anche su una barca tutt’altro che veloce.  

C’è un aspetto del suo lavoro o della nautica in generale che ritiene non sia pienamente compreso o che meriterebbe più attenzione?

Siamo sempre più attratti dalla bellezza. Il design ha assunto un’importanza eccessiva nella scelta di qualsiasi oggetto, ma nel caso di uno yacht non si devono mai dimenticare altri più importanti parametri di giudizio: i metodi e i materiali di costruzione, le doti di navigazione, i motori e i sistemi di propulsione, gli impianti e in particolare quelli relativi alla sicurezza. Mi duole registrare che queste qualità siano spesso messe in secondo piano.

Giornalista e diportista, nella sua storia c’è stato anche il brivido della velocità cavalcando le onde su imbarcazioni da gara — tra le tante vittorie ricordiamo per il pubblico quella del Campionato del Mondo Powerboat P1, nel 2005. Cosa si porta dietro da questa lunga esperienza come pilota?

I piloti per vincere devono sapere mettere a punto il proprio mezzo. È una dote che fa la differenza nel motorsport e ancor di più in barca. Per andare veloce in mare devi avere un assetto perfetto, bilanciato e modificabile secondo la direzione e l’altezza delle onde. Correndo ho appreso l’importanza anche di piccole modifiche alla carena, alle eliche, ai correttori di assetto, ai motori. Ho capito che il mare è più forte di qualsiasi mezzo nautico e pertanto bisogna rispettarlo e bisogna produrre barche solide, sia nello scafo, sia nelle sovrastrutture. Ho scoperto quanto sia fondamentale il baricentro basso, più che in moto e in auto. Ho compreso che il comfort è sinonimo di sicurezza per mantenere la lucidità anche dopo molte ore di navigazione.

In questi anni, tramite The Boat Show e il suo profilo Instagram, ha messo a frutto la sua esperienza di tester su ogni tipo di imbarcazione, dal gommone ai grandi yacht. Le piacerebbe prendere parte alla progettazione, dare idee di stile e personalizzazione? 

A ciascuno il suo mestiere; mi piace pilotare e sentire come naviga una barca, mi piace anche giudicare la funzionalità e lo stile, ma invidio la capacità dei designer di incantarci attraverso il disegno di linee mai viste e non ho le conoscenze degli ingegneri che progettano scafi, strutture, impianti. In alcune occasioni ho dato indicazioni, altre volte ho addirittura suggerito concept totalmente nuovi, ma non ne ho fatto un’attività perché per far bene ogni lavoro si devono dedicare tempo e attenzioni che avrei sottratto a ciò che faccio e che mi piace. 

Ci piacerebbe scoprire qualcosa di più su di lei. Ha dei progetti in corso, o comunque progetti futuri, aspirazioni che vorrebbe realizzare?

I progetti, o i sogni, sono essenziali per il mio modo di intendere la vita. Avrei voluto cambiare le mie prove televisive, trasformandole in un prodotto video che coinvolgesse non solo gli appassionati di nautica ma un pubblico più vasto, usando le barche per delle sfide, per delle avventure, ma i costi di queste produzioni sono enormemente alti. 

Vorremmo concludere questo incontro con una domanda libera: c’è un messaggio che vorrebbe trasmettere al suo pubblico? 

Ho un profilo Instagram seguito da un discreto numero di appassionati e ho intenzione di usarlo sempre più per dare indicazioni utili a chi vuole andar per mare, perché la bellezza delle barche e della navigazione non deve farci dimenticare che qualsiasi specchio acqueo, dal lago, al fiume, al mare, va goduto nel modo migliore, cioè nel modo più sicuro possibile. Giù la manetta è lo slogan di un ex pilota che prova le barche, non certo una regola da seguire.

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