martedì, Ottobre 13, 2026

A TU PER TU – Alessia Aquilani

È una delle artiste più famose della musica dance internazionale degli anni Novanta. Alexia, voce potente e grintosa, ha collezionato una serie di successi discografici salendo ai vertici delle classifiche di mezza Europa. Alessia Aquilani, vero nome della cantautrice, compositrice e produttrice discografica spezzina, classe 1967, dopo essere stata protagonista dell’eurodance in lingua inglese si è riproposta nel genere pop e soul in italiano. Unica cantante ad aver partecipato per nove volte consecutive al Festivalbar, nella sua carriera ha venduto oltre 20 milioni di dischi nel mondo con dieci singoli in top ten e quattro in prima posizione. Ha partecipato a quattro edizioni del Festival di Sanremo, vincendo nel 2003 con Per dire di no. La incontriamo in occasione del suo concerto al Pride Village di Padova.

«Vengo a cantare molto volentieri qui in Fiera, anche perché sono molto sensibile ai diritti di tutti e ai valori di inclusione che rappresenta la manifestazione», confessa lei, accompagnata sul palco dal fido chitarrista padovano Alberto De Rossi. «In scaletta non mancano le mie canzoni più note come Summer is crazy, Me and you e Gimme love; non sono affiancata da un corpo di ballo perché cantando dal vivo posso concentrarmi ancora di più sulla mia voce». 

A quali tuoi pezzi sei più affezionata?

Dimmi come, canzone con cui sono arrivata seconda a Sanremo nel 2002, è stata una sorta di ribaltamento della mia immagine di artista che canta in inglese. Quando l’ho scritta, ha tirato fuori aspetti che sapevo di avere e che volevo mostrare. In inglese, invece, Uh la la la mi ha aperto le porte all’estero in maniera fragorosa. Sono le due anime della mia carriera che ho amato di più.

E le tue ultime canzoni come sono nate?

I Feel Feelings, di due anni fa, era la canzone giusta per ripartire in inglese da dove mi ero fermata. È stata scritta dalla nota band synth-pop canadese Dragonette, con sonorità che richiamano gli anni Novanta ma restano attuali. Follow, invece, è stata realizzata dal mio team italiano per raccontare il mio desiderio di aprirmi agli altri e accogliere anche chi non conosco bene: ha un suono che mi rappresenta in pieno.

Cosa vuol dire essere un’icona della musica dance?

Per me è un privilegio dopo tanti anni di critiche dato che ero considerata da alcuni giornalisti un’artista di serie B. Fare le cose semplici è molto più difficile per non farle suonare stupide. Se oggi sono ancora qui a cantarle e la gente vuole ancora sentirle vuol dire che non abbiamo lavorato male.

Sei stata anche a Tomorrowland, il più grosso festival di musica elettronica che si svolge in Belgio: che emozione hai provato davanti a migliaia di persone?

È stato sconvolgente salire sul main stage come prima artista femminile italiana, insieme al duo dj Nervo. C’era una luce pazzesca che ci rendeva più solari; poco dopo si è esibito anche David Guetta.

La tua hit It’s a rainy day è stata invece inserita nella colonna sonora delle Olimpiadi di Parigi.

Quel giorno non era previsto maltempo ai Giochi però quando ha iniziato a piovere il dj l’ha suonata; del resto, anche Ice MC che duetta con me è molto popolare lì e siamo stati sesti nelle classifiche transalpine.

Il tuo rapporto con il Veneto?

Conosco bene Padova, città dove mi sono esibita in una tappa del Festivalbar e dove spesso vengo a provare con la mia band composta da musicisti locali — oltre che da De Rossi, dal batterista Enrico Carugno, dal tastierista Fabio Zacco e dal bassista Pasquale Cosco. La città è molto bella, con una grande storia. E la Basilica del Santo, che sono andata a visitare.

Come hai passato l’estate?

In famiglia a Milano con tanta gioia; più passano gli anni e più mi rendo conto che ho bisogno di loro. Dopo il matrimonio, le mie due figlie Maria Vittoria e Margherita hanno riempito la mia vita. Passo del tempo anche in sala di registrazione dove mantengo viva la voglia di scrivere.

Ti piace il cinema?

Mi piacciono i film d’autore non patinati, dove si racconta la realtà con attori ben diretti e una bella fotografia. Tra le serie tv però non disdegno Bridgerton, che è pura finzione con dei colori così accesi, dove spengo il cervello e mi lascio trascinare, oppure Heated rivalry, magari sorseggiando una ginger beer.

Ami cucinare?

Mangio poco, come un uccellino, e cucino in modo sano. Però quando sono costretta, come durante il Covid, ho sfornato dolci tutti i giorni, ma anche pizze e specialità liguri come la cima alla genovese. 

Usi i social?

Non ho intenzione di raccontare ogni momento della mia vita come fare una frittata o attaccare un cavo. Probabilmente sono fuori target, ma non voglio raccontare quello che non sono o non mi sento; preferisco avere meno follower, ma veri. 

Tornerai a calcare il palco del Teatro Ariston?

Non dico mai di no a questa bellissima esperienza che dà anche un’esposizione molto importante. Quando vai a Sanremo sai che la tua performance non deve passare inosservata, anche perché ci sono molti artisti in gara. Ci vuole un grande progetto che deve essere nelle proprie corde e la fortuna di essere scelti dal nuovo direttore artistico.

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