lunedì, Settembre 7, 2026

A che Joker stiamo giocando

Il 2 Ottobre esce nelle sale cinematografiche Joker – Folie à deux, sequel dell’omonimo film diretto e scritto da Todd Phillips. I primi rumors parlano di un sequel in stile musical, discostandosi quindi di molto dal format iniziale e facendo già storcere il naso agli addetti ai lavori. 

Todd Phillips, autore di film come Parto col folle e la saga di Una notte da leoni tenta l’azzardo, provando sia come regista che come sceneggiatore, per la prima volta in carriera dopo una sfilza di commedie brillanti, la carta del film drammatico e impegnato. Dico carta non a caso, perché il protagonista, come sappiamo, è un personaggio comune delle carte: il Joker. Anche se il passo è potenzialmente più lungo della gamba, Todd atterra benissimo con entrambi i piedi. Il primo film di Joker è oggettivamente un ottimo film, che se si vuol chiamare capolavoro, nessuno griderebbe allo scandalo. Regia, sceneggiatura, recitazione e impegno sociale: Joker è un film completo. Perché, per quanto alcuni critici cerchino di distogliere la massa dal focus del film, Joker è assolutamente un mezzo per parlare di emarginazione sociale e ribellione. A conferma di ciò è anche la reazione successiva dei gilet gialli francesi, che protestavano con appunto le maschere del Joker. Si attiene al canone, presentando i Wayne, anticipando Arkham, ma parlando delle origini del male e aggiungendo un pizzico di pepe fatto in casa. 

Nella fattispecie parla di Arthur Fleck, un depauperato, schizofrenico a cui i servizi sociali e la società fittizia di Gotham non hanno prestato ascolto. Uno dei tanti. Ma il primo a premere il grilletto. Infatti il bullismo, la mancanza di assistenza sociale e una società che premia il più forte e schiaccia il più debole provano a mietere un’altra vittima, ma invano. «Ciò che non ti uccide, ti rende più strano», dice lui nel film. E succede così. Ormai appesantito dalle angherie della società Arthur commette un omicidio in un talk show e dà vita a una ribellione che si riverbera in tutte le strade della città. Lo stesso principio con cui è sfociato l’assalto del 7 Ottobre, ormai di un anno fa, in Israele. Se si opprime un popolo, prima o poi un Joker emergerà e darà vita a una rivolta sanguinosa. Se qualcuno non mette un freno pacifico, fondato sul dialogo e la diplomazia, si rimarrà sempre in un loop e ci si perderà in una perigliosa spirale di oppressione-rivolta-oppressione che genererà sempre nuovi Joker. Alla canonicità mancava Harley Quinn, che però a un film che ha già dato tutto come tematica, non avrebbe aggiunto nulla. Al massimo avrebbe tolto qualcosa. Dunque, con queste premesse, che senso ha il sequel di Joker in salsa musical?  

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